martedì 9 novembre 2010

Il bulimico dei sogni

Era “buia e tempestosa” quella notte? La notte in cui Charles M. Schulz ideò i personaggi entrati nell’immaginario dei ragazzi della nostra parte di mondo? Personaggi che rispondono al nome di Charlie Brown (suo alter ego giovanile), Linus, Lucy e Sally, a formare le strisce di fumetti famose come Peanuts (“noccioline” o “personcine”), pubblicate sui quotidiani Usa fino al febbraio del 2000, fino cioè alla morte (al giorno dopo per l’esattezza) del suo autore? Probabilmente no…
 
“Notte buia e tempestosa” è più che altro il pretenzioso e poco originale incipit per un libraccio dallo scarso avvenire e poco si addice – neanche come situazione meteo – a chi ha contato su un “bacino d’utenza” di oltre trecentocinquanta milioni di lettori ed è stato tradotto in più di venti lingue. Lasciamo allora al cane Snoopy, bulimico dei sogni, la speranza che basti un inizio sprint con frase a effetto e punteggiatura da manuale di sintassi («Era una notte buia e tempestosa. A un tratto, echeggiò uno sparo!») per costruire il grande successo. Perché i grandi eroi e i grandi personaggi si costruiscono più sui loro difetti che sui loro pregi. In primo luogo: la testardaggine di non saper scrivere un romanzo ma averci tentato mille e mille volte.

 I Peanuts sono belli per questo: perché presentano con tutte le pecche possibili un mondo praticamente scomparso, ma col grande privilegio di schivare le responsabilità di più generazioni (quelle degli adulti), oramai divenute invisibili. I Peanuts giocano facendo sul serio (e mai il contrario), perché la variabile tempo è sempre loro fedele alleata. Tutto può accadere perché lì ogni cosa è uguale a se stessa. Charlie Brown sarà per sempre un perdente, un bambino noioso e un amico fedele, Lucy una prepotente, Linus un genio incompreso (con “potenzialità” alla Stan Laurel). Che cos’è? Semplice, è il mondo dell’organico ove qualunque cosa funziona perché c’è il suo reciproco, nel quale tutto è previsto attimo per attimo o decennio per decennio tanto fa lo stresso. Ma in tutti i mondi “perfetti” c’è anche chi va fuori da uno schema “ordinato”, sogna di essere un altro e ci riesce davvero. In questo caso – e Schulz è ancora straordinario – non si tratta di un essere umano ma di un cane.

Un bracchetto o beagle bianco dalla orecchie nere, inizialmente soltanto “cane” ma col passare del tempo bestiolina pensierosa e pensante, con tanto di amici e parenti, che ci parla della legittimità dei sogni e ci spiega come, in fondo, esista una possibilità di fuga da quel mondo della “perfezione”, ove anche i diversivi sono uguali a se stessi. Eccolo così campione di golf e di hockey, surfista, medico chirurgo, tennista, ginnasta, pesce carnivoro, avvocato, giocatore di baseball, serpente a sonagli, feroce avvoltoio, amico e confidente degli uccelli e degli insetti e studente alla moda; e poi ancora: “filosofo”, sergente della legione straniera, nemico giurato del(lo stupido) gatto dei vicini – a volte un vero mostro – asso della prima guerra mondiale e avversario del mitico “barone rosso” (al secolo: Manfred von Richthofen).
 
I duelli fra il vero eroe della Grande guerra e l’aviatore con tanto di casco e occhialoni non si consumano tuttavia in nome di “banali” categorie morali come bene e male, perché la dimensione quasi parsifaliana della lucida follia e dell’immaginazione a quattro zampe sovrasta, e di gran lunga, quella reale e storica. Snoopy sta sognando mica sta scrivendo o riscrivendo una pagina di storia no? Ecco perché il nostro eroe di carta è un tipo che se ne infischia del mondo e degli umani; lui costruisce le sue avventure mietendo “vittime” a gogó (a destra e sinistra, sopra e sotto) e marciando sulle fatiche di chi può capitargli a portata di naso. Impossibile non capire chi in realtà sia Snoopy e quale idea egli abbia degli uomini e delle regole, se non ci si concentra sul suo modo di stare “al” e “nel” mondo: non dentro il suo di mondo, cioè la cuccia (che pare contenga ogni sorta di oggetti, dai libri ai quadri), ma fuori e più in alto, cioè sul tetto della medesima casetta probabilmente più vicino al luogo dei sogni. “Disturbato” da Charlie Brown, il suo padrone, che sovente corre a comunicargli questa o quella notizia. «Ha telefonato la tua maestra di aerobica…»; oppure: «Ecco il toast che ti ho promesso! Mi spiace, ma non abbiamo cioccolato caldo per inzupparlo…».
 
Come scrittore Snoopy è un fallimento nonostante certa aristocratica pigrizia gli consenta, eccome, di dedicarsi ai lavori sedentari. E picchiare sui tasti di una macchina da scrivere e abbozzare improbabili biografie lo è senz’altro (il massimo per un egocentrico: scrivere la storia della propria vita ma non conoscere il nome del padrone a cui si è stati affidati…). Tenta oggi, tenta domani… nessuno però ha voglia di leggere i suoi manoscritti… Più che i fallimenti (che non esistono per i sognatori!) Snoopy ama però la provocazione, anzi la reazione “esasperata” dei redattori che certificano che il sogno è già realtà e che la carriera di scrittore “sfortunato” è già avviata. Le lettere che gli giungono dalle redazioni sono di questo tenore: «Caro Collaboratore, le rispediamo il suo pessimo racconto. È il racconto più stupido mai letto da noi. La preghiamo di non mandarcene più. Per favore, per favore!»; oppure: «Caro Collaboratore, abbiamo ricevuto il tuo ultimo manoscritto. Perché ce lo hai mandato? Che cosa ti abbiamo fatto di male?».
Ma i sogni del nostro bracchetto diventeranno prima o poi realtà no? Giocare a basket, incrociare i guantoni con Lucy – nel suo caso un solo guantone attaccato al naso – diventare un capo scout… così anche quello di veder pubblicato il suo primo lavoro finirà, finalmente, per avverarsi. Immaginiamo già il giorno: su un banchetto costruito ad arte i lettori avranno in dono – oltre la copia del libro – l’inconfondibile firma del novello Tolstoj cioè l’impronta di una simpatica zampetta. Il “barone rosso” sarà forse imbattibile (anche se un giorno…), ma un onesto beagle sa combattere ben altre battaglie. E dopo la prima vittoria? provaci ancora Snoopy!
                                                                                              Maia

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