giovedì 18 novembre 2010

Il tipo di sinistra

«Negli anni Sessanta gli operai si facevano il mazzo grosso…», così parlava il tipo di sinistra, quello che si definisce – da sé – un intellettuale, quello che sta dalla parte dei diritti «di tutti», anche se crede che il “Bill of Rights” sia un capitolo del sexygate all’epoca del presidente Clinton. Vallo a spiegare però al tipo di sinistra con barba importante che a Marx degli operai che si facevano il «mazzo grosso», interessava relativamente. O meglio: non ne faceva una questione umanitaria, bensì di corso della storia. La classe operaia era la classe emergente, quella che doveva fare la rivoluzione, mica quella pronta per il regno dei cieli. Ma, si sa, a sinistra la confusione ha sempre regnato sovrana, fra marxisti, revisionisti, radical chic, libertari, socialisti, cattocomunisti, lavoratori – che sono in minoranza, sempre – e poi naturalmente anche i poeti (che bellezza!).
 L’uomo di sinistra si presenta così: conto in banca, casa in città e al mare – a volte anche in collina – una station wagon e un’utilitaria per moglie e figlio; i suoi modi sono casual: camicia o jeans strappato (di rado lo sono entrambi, perché un “proletario” non può essere scambiato per un povero), scarpa rigorosamente sporca, capello “juventino” e sigaretta puzzolente alla Sartre. Vietato apparire: a meno che non si vada a teatro o a cena col tizio che conta, lì, allora, i gioielli non si contano più. Per lui le regole valgono come per Mafalda, sono buone se non le fanno gli altri. Legge “Repubblica” che vale Nietzsche (è buona sempre e non butti via niente) e ha la casa piena di libri sfogliati uno per anno. Dalle femministe più agguerrite, alle storie delle filosofie – rigorosamente cattoliche – da Neruda al poetucolo piagnone conosciuto in prima media; non ama Pasolini (è contro il Sessantotto è poi è un pederasta), né quelli che si mostrano “ambigui” che per lui vale tolleranti. Essere di sinistra significa detestare la destra, da Luigi XIV a Berlusconi, passando per Gentile, D’Annunzio e Liala. Duri e puri, ok?
L’uomo di sinistra dice di aver letto Freud e Wilhelm Reich. Grazie a lui ha capito che nella vita conta solo l’orgasmo. E difatti, il tipo di sinistra, ne ha tre di orgasmi. Diversi l’uno dall’altro… così la racconta… il primo è quello “normale” e ce l’hanno anche i ragazzi di destra (qui sono uguali, vedi?); il secondo è l’orgasmo da sciopero, meglio se organizzato a Roma perché qui l’uomo e la donna di sinistra giocano “fuori casa”, tipo Don Giovanni, e vale di più; infine l’orgasmo da senso di colpa (altrui). Su quest’ultimo c’è da ragionare. Prendete l’Italia dal 1945 in poi (uno scherzo…). Fino agli anni Novanta ha comandato la Democrazia Cristiana con qualche parentesi socialista (il socialismo/fascismo di Craxi però), poi è “nato” Berlusconi: volete dirci, una buona volta, “che fine hanno fatto i soldi del debito pubblico, quelli degli scandali e quelli regalati alla Chiesa”? Ecco, quando il tizio di sinistra sente questi discorsi, è costretto (costretto!) ad appartarsi… Che volete: non si trattiene.
Il sinistrino è appeso fra passato e futuro, ha letto Calvino e si è perso in un labirinto senza uscita. Il passato è la resistenza, anzi Resistenza coi suoi ideali da “paradiso perduto”, coi comunisti e la prospettiva di una vita migliore (chiedetelo al fratello di Pasolini però), il futuro è una civiltà semplice ed ecologica dove Heidi è un’insopportabile secchiona. E cosa “c’è dietro l’angolo”, biascica Maurizio Costanzo? Alla domanda l’uomo di sinistra va in tilt come il flipper al bar di sotto. Si scopre pasoliniano (ma come?...) e replica con la pretesa di un futuro con tanto progresso, poco sviluppo e zero consumi (il sinistrino non desidera… pretende!). Tutto qui? Tutto qui.
Avvezzo a sentenziare, mica a ragionare – “e mo che gli dico a questo?” – il tipo si accende la sigaretta, stavolta alla Camus, e piomba su Berlusconi, sul popolo-bue, sul denaro in politica, sulle veline e sull’harem dell’“imperatore”. Viso arrossato e coltello fra i denti, dopo aver citato il "mito-Veronica", l’ex-comunista se ne esce parlando di Marx e di Marcuse. E conclude in bellezza. L’uomo di sinistra è un po’ dalemiano, trova sempre una via d’uscita... ma anche prodiano (“misurato”), veltroniano (buonista), e paraculo. È il “filosofo” delle belle-parole. Sorride, calibra la risposta, è furbo e arrogantello, lotta come un sindacalista della Cgil, è colto come Lilli Gruber ed è rassicurante come Rosy Bindi. Risultato? L'universo e il suo contrario. Che genio!
Cosa vuol dire essere di sinistra? Semplice: “trovare il modo migliore per poter vivere bene, tutti, nessuno escluso”. Certo se poi replichi (tu, povero fascista), che a farci stare meglio “tutti” qualcuno ci ha già provato (al cimitero), lui ti manda letteralmente affanculo perché non capisci nulla e voti Berlusconi (a ridaglie… ma alle ultime elezioni ho votato solo per i pensionati…). L’idealismo del tipo di sinistra non dev’essere sporcato da un povero stronzo, che ti pare, no? Chi osa mettere il bavaglio al poeta?… “Io lotto per una società migliore”: è lo slogan furbacchione del sinistrino. Male che vada ci ha provato (nel frattempo si è sistemato), bene che vada ci sono i “se” e i “ma” della storia: i revisionisti, gli Stalin della situazione, i Mao, i Pol-Pot, quelli che sono metà e metà, le intese tattiche (convergenze parallele, compromessi storici, “finiani” e via dicendo), quelli che nascono socialisti e finiscono fascisti, i massoni, l’Opus Dei e i borghesi… così passa il tempo, quello di sinistra fa carriera (tu la prendi in quel posto perché non ti sei laureato con una tesi sul “fabianesimo” o giù di lì), e scrive tanti bei libri come l’“affascinante” Toni Negri o presenzia ai convegni, alle ricorrenze o alle Woodstock di partito.  
Ah! Dimenticavo. L’uomo di sinistra sta dalla parte dei princìpi (cioè del cacio sulla pasta), ma un giorno sì l’altro pure ne fa una di troppo. Tipo? È volterriano (rispetta le idee degli altri) ma anche leniniano (e chi se ne frega della democrazia?), è contro il capitale e a favore del suo di capitale, è contro la proprietà e difende la sua di proprietà (i ricconi sono gli altri), per atteggiarsi sostiene il pessimismo dei “francofortesi” ma non il ventisette del mese se ha avuto l’aumento, crede che Cesare Pavese sia di sinistra solo perché ha lavorato per Einaudi, ed è pacifista perché le guerre le scatenano i “cattivi” cioè gli altri, gli imperialisti; chi sta dalla sua parte, invece, è sempre una vittima del capitale.
L’uomo di sinistra è l’uomo degli elenchi ordinati, dei minimi sistemi. Vive nell’Ottocento. Ai bei tempi si credeva che libri e parole bastassero a smuovere le montagne. Come l’innamorato-perso, il sinistrino crede nelle canzoni di Claudio Baglioni. Beato lui, se è in buona fede… Una prova contraria? Un prof di filosofia – socialista – dava lezioni di “etica della responsabilità”. E questo, e quello, e bla bla bla… e Kant e i filosofi greci e Berlusconi (Berlusconi è l’esempio negativo per qualsiasi genere di dottrina, dall’ermeneutica al taglio-e-cucito). L’orario delle lezioni era stabilito: dalle otto alle dieci di mattina. A che ora veniva a lezione il prof di etica? Alle dieci meno un quarto. Etica della responsabilità? Suvvia dopotutto bastava soltanto un quarto-d’ora… di etica. E poi, uno decide di buttarsi a destra (è ironico). Almeno lì è difficile trovare i moralisti. M-o-r-a-l-e? Beh, lì siamo ancora allo stato di natura, ognuno per se stesso. E anche Dio.
Maia

Nessun commento:

Posta un commento