mercoledì 24 novembre 2010

Qui ci vuole Nick Carter

L’America è quella di fine anni Venti, quella dei grattacieli illuminati «che si confondono con le stelle» di Federico Garcia Lorca; New York, poi, è bella e misteriosa e sul volto dei newyorkesi si proiettano ora le luci ora ombre di un interno continente già divenuto “nuovo mondo”. È questa l’America dove tutto può succedere fra gangster, ricconi, bische, pupe e pallottole. È questa l’America dei grandi detective con impermeabile e cappello, l’America di Nick Carter.
«Mentre su New York calavano le prime ombre della sera…», iniziano sempre con questa frase pronunciata con enfasi da una voce fuori-campo i fumetti di Nick Carter creati dalla coppia Bonvi (Franco Bonvicini) e Guido De Maria sulla falsariga dell’omonimo personaggio inventato nel settembre del 1886 da John Russell Coryell, poi “perfezionato” da Frederic Van Rensselaer Dey e conosciuto come il “più grande” investigatore privato di tutti i tempi. Il terzetto che fece sognare i bambini degli anni Settanta, Nick Carter l’investigatore con baffetti, nasone e coppoletta e i due collaboratori, il fido e maldestro Patsy e il saggio orientale Ten, esisteva dunque fin dai tempi delle “dime novel”, ma è stato reinventato per la nostra televisione come esempio (a suo tempo riuscitissimo) di fumetto in Tv. Il primo episodio di Nick Carter (“Il mistero dei dieci dollari”), venne realizzato dagli autori già alla fine del 1969 appositamente voluto da Giancarlo Governi, a quel tempo responsabile “programmi speciali” per la Rai, e debuttò nel settembre del 1972 all’interno di “Gulp!” per la regia dello stesso De Maria. Fu subito un grande successo, come enorme fu il successo di un programma che per la prima volta portava i fumetti, con tanto di “nuvoletta”, sul piccolo schermo. Il programma venne poi replicato (col titolo “Supergulp!”), dal 1977 al 1981 col terzetto di investigatori che assumeva il ruolo di un “moderno” presentatore animato. La serie “Gulp!” e “Supergulp!” ospitò una successione incredibile di fumetti e autori. Del primo ciclo di puntate oltre a Bonvi e De Maria, fecero parte il grande Jacovitti, il signor Rossi di Bruno Bozzetto e Corto Maltese di Hugo Pratt. Negli anni successivi ci sarà il boom con Sergio Bonelli, Silver (allievo di Bonvi) e i supereroi della Marvel; presenti anche Tintin di Hergé, Alan Ford di Max Bunker, Asterix e i Peanuts di Schulz.
Una rassegna indimenticabile: a parte gli episodi da vedere e rivedere su “youtube”, c’è un sito che raccoglie notizie, informazioni e quant’altro su Nick Carter, “Gulp!” e “Supergulp!” curato dal pubblicitario Claudio Varetto e supervisionato dallo stesso De Maria. Senza tema di smentita: Nick Carter – oltre che in Tv, il fumetto apparve fino al 1975 sul “Corriere dei ragazzi” – era un prodotto riuscito da molti punti di vista. Gli autori scelsero una linea d’incontro fra le citazioni dotte (elegante anche la musica che lo accompagnava, l’autore era Franco Godi), e le semplici spiritosaggini. I disegni erano fra i più belli mai visti (anche se Bonvi amava dire di se stesso: «La mia vera grandezza è che non so disegnare…»), i testi brevi ed efficaci, le storie (dai cinque ai sette minuti) ben raccontate e condensate in poche facili battute; le voci dei doppiatori a dir poco fantastiche (ancora seducenti, dopo quarant’anni). Carter veniva doppiato da Carlo Romano, “voce” storica di Alfred Hitchcock e Fernandel, Silvio Spaccesi doppiava invece il grande e grosso Patsy e Giorgio Ariani si fingeva giapponese doppiando Ten. A Mauro Mattioli e allo stesso De Maria non restava che doppiare i due cattivi; il primo: l’acerrimo nemico di Nick Carter, famoso per i suoi incredibili travestimenti (da Pascià, da armadio, perfino da locomotiva…) Stanislao Moulinsky falso barone spagnolo; il secondo: l’allievo prediletto tale Bartolomeo Pestalozzi da Pinerolo.

Ma Nick Carter è diventato celebre anche per la trama lineare, per le “sentenze” e le frasi tormentone; grazie alla combinazione di questi “elementi” ogni singolo episodio ha guadagnato un “non so cosa” di familiare. Di indimenticabile.
Prima inquadratura: i grattacieli della Grande Mela e la frase a effetto su New York. Dopodiché accade qualcosa: si consuma un furto, un omicidio o un reato di qualsiasi genere. Altro tormentone, il poliziotto o chi per lui invoca la presenza di Nick Carter: «Qui ci vuole Nick Carter!». Il telefono squilla in primo piano, poche parole e i tre investigatori partono per l’avventura… Iniziano le indagini. Nick Carter cade vittima di un tranello (la frase del detective legato come un salame ai binari o di fronte a una sega elettrica, frase che vuol tranquillizzare se stesso e il pubblico “a casa”, è sempre uguale: «Bah!... non bisogna poi lasciarsi impressionare troppo dalle apparenze!»), poi però arriva Patsy e riesce a salvare il capo. A questo punto c’è sempre la sentenza in rima di Ten, che commenta la goffaggine di Patsy. Esempio: «Dice il saggio: a giocare con le accette si finisce fatti a fette». Il fumetto si conclude con la risoluzione del caso, i complimenti a Nick Carter, la sua falsa modestia e (quasi sempre) con l’arresto di Moulinsky travestitosi da contessa o da qualsiasi altra cosa o persona (frase finale che tutti i ragazzi ripetevano: «Ebbene sì, maledetto Carter, hai vinto anche stavolta!»). Infine, l’ottimismo e la sentenza di chiusura di Ten e Patsy: «Dice il saggio: tutto è bene cioè che finisce bene»; «e l’ultimo chiuda la porta». Slamm.
Ovvio che in uno schema siffatto (cioè all’interno della cornice del fumetto), abbondino gli elementi comici o surreali. Sono le trovate originali che fanno di ogni puntata una storia sempre nuova: si va dal morto del “Mistero dei dieci dollari”, fatto secco perché ha scoperto le trame segrete dei gestori di una bisca… al falso Pascià del califfato del Pirkystan (episodio: “La perla nera”), che parla in romagnolo e non accontentandosi di aver rubato una perla di inestimabile valore pretende il rimborso dall’assicurazione…  dalle formiche che giocano a carte con Patsy ne “Alla ricerca di Divingstone”, episodio dedicato all’invidia fra i luminari dell’etnologia… al “Mistero dell’Orient Express” e alla spia rapita e salvata dal trio carteriano… Trovate su trovate, partorite dalla fantasia dei due autori; una fantasia incastonata nei “pericolosi” Settanta, anni nei quali la creatività era (ancora) una qualità da premiare. Va da sé che, da questo punto di vista, Bonvi e De Maria non erano secondi a nessuno.
 Qualche esempio? Il secondo dei due è stato condirettore di “Comix”, settimanale umoristico degli anni Novanta e come uomo di televisione, a parte il premio regia-televisiva ricevuto per “Supergulp!” nel 1979, ha prodotto e diretto più di mille “Caroselli” e spot pubblicitari (!). L’anello di congiunzione fra De Maria e Bonvi è stato nientemeno che Francesco Guccini, il cantautore “anarchico” per eccellenza. È stato proprio lui a presentare al De Maria regista televisivo il giovane e come lui “anarchico” Bonvicini. Da parte sua, invece, Bonvi è stato un grande autore di fumetti, alternativo e dalla disposizione caricaturale (fu premiato come il più bravo d’Europa nel ‘73). Creatore di Sturmtruppen, prima “strip” quotidiana italiana e di Cattivik, e autore di “Capitan Posapiano” - apparso inizialmente su “Tiramolla”-  e dei visionari e “futuristi” “Storie dello spazio profondo” su testi dell’autore de “La Locomotiva” (1970) e “Cronache del dopobomba” (1974). De Maria è ancora un ottimo pubblicitario, il vulcanico e istrionico Bonvi invece è morto nel 1995, a seguito di un incidente stradale. L’ultima apparizione televisiva del suo Nick Carter? Quattro anni prima in Tv, fra l’allegria e l’ottimismo: “E l’ultimo chiuda la porta!”, il titolo del programma Poi, però, anche il destino aveva voluto dire la sua.
Maia

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