lunedì 8 novembre 2010

Situazionismo a gogò

Strane coincidenze della storia (o forse no), nel 1917 Arthur Stanley Jefferson deciderà di cambiare il proprio cognome in Laurel (“Alloro”), ricavato in modo del tutto casuale da un libro di storia; negli stessi mesi (1916), molti chilometri più a est, Tristan Tzara e altri artisti zurighesi pescavano da cilindro della loro fantasia e col soccorso di un dizionario francese/tedesco la parola “Dada” legata al movimento da essi stessi fondato. Ai tempi in cui inventarsi qualcosa aveva un significato non da poco (pensate a tutti gli artisti legati ai gruppi d’avanguardia o, in altri campi ai movimenti sociali e politici), andavano di moda i nomi casuali... nomi rimasti celebri e parecchio fortunati.
Stan è stato qualcosa di più di un semplice attore comico. Ha rappresentato i vertici assoluti della libera arte del paradosso esibito, è stato insomma da “perfetto avanguardista” uno dei nobilissimi papà del filone del situazionismo, portato avanti dal suo celebre produttore Hal Roach nell'America degli anni Venti/Trenta, oltre che dal suo compagno “di giochi” l’americano Oliver Hardy. Con Roach, Stanlio ebbe un rapporto spesso burrascoso: la tipica relazione che un uomo incredibilmente creativo avrebbe potuto instaurare con qualsiasi altro produttore. Stan sapeva prendere il lavoro e la vita maledettamente sul serio, nonostante la sua ironia fosse del tutto genuina: “If any of you cry at my funeral, I'll never speak to you again” (“Se al mio funerale qualcuno piangerà, non gli parlerò mai più”), è una delle ultime frasi - poi epitaffio - che il genio della risata donò a chi lo avesse amato in vita.
 Fu Roach a lanciare la celere coppia Stanlio e Ollio con l‘idea che un certo approfondimento “psicologico” della comicità - che cioè recasse con sé un coinvolgimento di tipo nuovo dello spettatore - potesse prendere il posto dell'umorismo “classico” (che peraltro non sparì), legato alla velocità dell'azione e alla girandola dei fatti con relativi eccessi. Roach «sottolineò la staticità della situazione comica, che meglio consentiva l'esplicarsi d'un nuovo tipo di comicità, che potremmo definire “situazionista”», leggiamo nei volumi sulla Storia del cinema edita da Utet. «Essa era basata sulle reazioni psicologiche dei personaggi a una data situazione abnorme e prendeva l’avvio da un banale incidente, o da una contrarietà, che provocava tutta una serie di azioni e reazioni a catena sino alla catastrofe finale. Il meccanismo abbastanza semplice e ripetitivo di questa comicità, che tuttavia ... era costruita su un approfondimento psicologico dei personaggi, spostava l'interesse dello spettatore dalla “storia” all'“accadimento”, il quale, essendo previsto in anticipo, era considerato un semplice pretesto per l'esibizione dell'attore, per la creazione di una “possibilità” comica che si andava arricchendo immagine dopo immagine...». Della coppia comica più famosa della storia del cinema Stan l'inglese era la mente vera e propria ed era lui, che era stato anche regista, a dettare temi e tempi. Stan e Ollie avevano cominciato a girare insieme già nei primissimi anni Venti, ma la vera e propria coppia - come la conosciamo tutti - si sarebbe formata almeno un lustro dopo. Resistette perfettamente all'avvento del sonoro nel cinema ma poi nei Quaranta arrivò l’inevitabile declino. 
Stanlio e Ollio (o Crik e Crok come vennero chiamati nel nostro Paese) furono due personaggi, o attori, profondamente diversi. L’uno (Ollio) aveva la faccia severa, l’altro da scemo, l’uno si fingeva preciso (ma era tutt’altro che accorto), l’altro era uno sprovveduto (ma giungeva a soluzioni geniali), l’uno era grasso e alto, l’altro minuto e magrissimo, e poi: l’uno, tutt’altro che umile, si atteggiava a prim’attore, l’altro era un’eterna spalla. Due persone “normali” non sarebbero mai andate d’accordo, eppure Stan e Oliver si tennero assieme come le due parti di una casetta di carte. Sul set di numerosissimi corto e lungometraggi alla ricerca di una quotidiana “normalità” che sembrava sfuggirli volta a volta , ma anche nella vita seppur anche qui con abitudini e stili diversi. Parlando dell’uno non si potrà mai ignorare l'altro. Morto Ollio nel 1957, Stanlio deciderà di non recitare più. Nel 1961 riceverà l’Oscar alla carriera (insieme al vecchio eroe Gary Cooper, un mese prima di lasciarci), e appena quattro anni dopo se ne andrà per sempre.
 A parte qualche titolo che è rimasto incollato alla memoria di pochi di noi (in italiano: “Allegri legionari” del '31; “Fra Diavolo” e i “Figli del deserto” del '33; “Avventura a Vallechiara” del '38, “I diavoli volanti” del '39 - celebre la danza improvvisata dalla coppia comica - e “Noi siamo le colonne” del '40), i due sono strafamosi per gli atteggiamenti, colti nella loro “generalità” per i gesti, per le espressioni mimiche, per le voci così singolari che in Italia appartennero anche ad Alberto Sordi e Carlo Croccolo (Ollio), Mauro Zambuto e Enzo Garinei (Stanlio), e per le gag spesso simili a se stesse ma mai - o quasi mai - noiose e con un “effetto” situazione che le rendeva originali e non create “a tavolino”. Come tutti i veri geni, i due avrebbero potuto ripetere mille volte le loro scenette senza annoiare, ogni volta con piccole sfumature che le avrebbero rese come “nuove di fabbrica”, sempre e comunque paradossali, dipendenti da se stesse e dalle “situazioni” create caso per caso. Dopotutto la comicità di Stanlio e Ollio era semplicissima, molto fisica, “sciocca” e quasi da cartone animato. La loro forza insieme a quella degli altri grandissimi del cinema muto (Buster Keaton e Chaplin col quale Stan lavorò a inizio carriera, senza dimenticare i fratelli Marx), era la comicità “slapstick” basata cioè proprio sul corpo (tipico il ruzzolone, la caduta o lo scivolone sulla buccia di banana), ma certamente le radici sarebbero state da rintracciare anche nella commedia dell’arte tipicamente italiana. Tutto per Stanlio e Ollio stava nei tempi e nelle espressioni mimiche (celebre il guardare il “macchina” del “cattivo” Ollio che cerca “solidarietà” dallo spettatore, o le “facce” di Stanlio - che lui stesso, però, non gradiva - che ne mettevano invece a nudo l’animo “ingenuo”), nel loro perimetro corporeo, nei vestiti, nel modo di camminare, guidare, ballare, mangiare o perfino suonare il campanello.
 Da veri situazionisti Stan e Ollie - o Babe come amava farsi chiamare il corpulento georgiano - non trascurando gli autentici talenti che lavorarono per loro, dietro le quinte - compresero alla perfezione che qualsiasi gesto o qualunque occasione poteva essere un pretesto per una gag. Stava alla loro abilità farli riuscire o meno. E abile la coppia comica del secolo delle avanguardie, il duo dei maestri dell’eterna allegria, lo fu senza ombra di dubbio.
Maia

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