giovedì 23 dicembre 2010

Forever Modigliani

Chi non ha mai visto un’opera di Amedeo Modigliani? Un dipinto, una scultura o soltanto uno schizzo su carta? E chi non ricorda la celebre “burla” dell’estate del 1984, quella delle false “teste”, ritrovate da alcuni studenti all’interno di un fosso, burla che spaccò letteralmente in due la critica italiana? E chi non ha mai commentato la celebre foto che ritrae il giovane Modì con camicia e maglione a “V”, foto che sembra scattata all’interno di un’università italiana ai tempi del Sessantotto – ricordiamo che Modigliani è morto novant’anni fa, però – tanto è moderna la foto, tanto sembra vicina a noi?
 Ecco, se qualcuno risponde con un “ no” di troppo, o peggio non sa un bel nulla, o magari vuol solo rivivere l’emozione di ammirare la “Jeune femme aux yeux bleus” del 1917 o altro ancora (documenti personali, oggetti, schizzi, disegni, lettere autografe, la tavolozza appartenuta all’artista, per un totale di cento opere), può recarsi a Catania, al piano terra del centralissimo (ma un po’ scalcinato) “Castello Ursino” per visitare la mostra “Modigliani. Ritratti dell’anima”. Un vero e proprio viaggio all’interno dell’opera dell’artista livornese, una mostra allestita fino all’11 febbraio del 2011 e organizzata dal comune di Catania e dal “Modigliani Institut Archives Légales, Paris-Rome”, presieduto da Christian Parisot.
 Nato da famiglia ebraica, Modigliani è simbolo di un’esistenza fuori dal comune. Cresciuto in povertà e debole di salute, giunge a Parigi nel 1906, e qui si stabilisce prima a Montmartre, poi successivamente a Montparnasse. Si ritrova amico di Picasso, Apollinaire, Max Jacob, Chagall, Utrillo e Constantin Brancusi, che è l’autentica fonte di ispirazione per le sue sculture; tutti - chi più chi meno – rendono unico il secolo delle avanguardie. Come pittore, Modigliani “nasce” nel 1916 e l’anno successivo presso la galleria di Berthe Weil, c’è la prima grande esposizione personale. Più che un vero sperimentatore (come Picasso), Modì è un artista che esprime gli aspetti moderni della realtà, ed acquisisce via via uno stile originale ispirato da un’istintiva, aristocratica, dolcezza, lontana dalle asprezze espressioniste o dalle “mode” cubiste.
 La pittrice Jeanne Hébuterne è una delle ispiratrici delle sue opere migliori, negli ultimi anni di vita. La donna si suicida il giorno dopo la morte di Modigliani, avvenuta  a causa della tubercolosi, ancora a Parigi, nel gennaio 1920. Nel frattempo, dalla relazione fra i due, nel 1918, è nata la piccola Jeanne, morta neanche settantenne a Parigi, in circostanze poco chiare, proprio nei giorni della grande burla del 1984. Come Schiele, come Michelstaedter… Modigliani è uno dei volti romantici di un Novecento che sembra non essersi mai spento. Esempio fra i più illustri di genialità e sregolatezza, generosità e vita dissennata, Modì è ciò che oggi si direbbe un mito forever young. Bello, dannato e caro agli dei. Trascorso un secolo e a ottant’anni dalla consacrazione (XVII biennale di Venezia), la curiosità sui particolari della sua vita non sembra declinare.
 Fra gli oggetti in mostra a Catania (probabilmente mai presentati al pubblico prima d’ora): alcune parti del diario appartenuto alla madre, la francese Eugénie Garsin, una delle pagelle dell’artista, il suo atto di nascita (luglio 1884), una bambola appartenuta alla figlia, e poi, saloni a parte: alcuni schizzi su carta di musica o su una comune ricevuta, ritratti a matita o inchiostro, opere di collezionisti siciliani, due oli su tela entrambi del 1917, opere di Picasso, Jacob, Toulouse-Lautrec, Marevna e alcune sculture del 1905-1911. Tanta roba, dunque. La curiosità delle curiosità, che ha fatto discutere nei giorni precedenti l’inaugurazione della mostra, è però un piccolo ritratto di “Agatae” (la santa patrona di Catania) con inchiostri colorati e matita su carta, datato 1919. Motivo della discussione? L’incertezza sulla autenticità di quest’opera”, che appare schizzata sul retro di un “nulla osta”, indirizzato nel 1879 a una vedova siciliana dal vescovo del paesino di Noto Giovanni Blandini.
 I dubbi sull’originalità del disegno nascono da due circostanze. La datazione (fra il “nulla osta” e il disegno ci sono ben quarant’anni di differenza!), e la discutibile relazione fra il “francese” Modì, la vedova di Ispica e l’alto prelato siciliano (quale legame hanno i tre? Amedeo non è di religione cristiana e non si è mai recato a Catania). Stavolta la risposta a quello che potrebbe diventare l’ennesimo romanzo giallo nella vita del livornese, viene dalla biografia dei due fratelli dell’artista (Emanuele e Umberto), che abitarono all’interno delle mura della città etnea, al contrario del più noto dei Modigliani. Uno dei due avrebbe potuto far pervenire (per un qualsiasi motivo), il “nulla osta” al fratello, no? E, con esso, anche un’immagine della patrona catanese? Forse, chissà… Ma nella faccenda esiste anche un dato obbiettivo (almeno uno). Nel 1970 la stessa figlia dell’artista, che è la fondatrice dell’Associazione culturale Archives Légales Modigliani, ha autenticato il disegno di Sant’Agata, e questo è un atto “concreto” che gli organizzatori hanno a disposizione. Per il resto, solo ipotesi. Staremo a vedere dunque, perché come da “tradizione” sono prevedibili altre puntate dell’ennesimo “mistero” Modì.
D’altra parte, questo fine 2010 è praticamente dedicato al grande artista livornese. In previsione dei novant’anni dalla sua morte, che cadranno il 24 gennaio prossimo, anche il Mart di Rovereto organizza una mostra (“Modigliani scultore”, fino al 27 marzo), con una decina di fragilissime teste in pietra, scolpite tra il 1911 e il 1913. A scanso di equivoci: l’autenticità delle opere è più che stimata, questa volta…
Maia

3 commenti:

  1. Ho visitato la mostra al Mart la scorsa settimana: è bellissima! Poi, già che c'ero, sono andata a vedere la Casa futurista Depero, che mi è piaciuta ancora di più; lì fra l'altro ho scoperto un pittore che mi ha folgorata: Crali. Ammetto la mia ignoranza. Tu lo conosci? Ciao Marco!

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  2. Caradriana, sì lo conosco. Crali visse anche a Torino. Immagino che la mostra al Mart sia stata molto bella, lo stesso non si può dire per quella catanese (anche se l'ho nascosto un pò). Poca roba e curiosità poco curiose. Molto meglio quella di Jean Calogero dei giorni precedenti. A Catania, su 100 cose ne vanno bene non più di 20-25. Ma è già un successo così.
    A presto e grazie. Se scrivi qualcosa su Modì o altri del Novecento me lo segnali no?
    Abbracci capodanneschi.

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  3. Sì, mostra molto bella (anche se tutto questo raffronto con altre statue di altri posti e di altre epoche alla fine ti lascia un po' l'idea: beh questo tipo di sculture le facevano già gli aborigeni migliaia di anni prima, ma vabè). Ma certo che te lo dico se posto qualcosa di Novecentesco! ;-) Abbraccio in ipoglicemia

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