giovedì 23 dicembre 2010

Materia e spazio

Come in una formula matematica dei nostri giorni, materia e spazio sono affiancate a sottolineare che il Novecento è stato il secolo delle infinite possibilità, della materia che si fa energia, spirito, spazio e così dicendo. A Catania città della bellezza a volte sì a volte no (purtroppo), il 15 novembre scorso si è inaugurata la mostra sui pittori Alberto Burri (1915-1995) e Lucio Fontana (1899-1968), promossa dalla Fondazione Puglisi Cosentino in collaborazione con la Fondazione palazzo Albizzini collezione Burri e la Fondazione Fontana, dal titolo “Burri / Fontana. Materia e spazio”. Una mostra che dà risalto a due delle coordinate fondamentali per assumere stili e contenuti dei due maestri dell’arte contemporanea italiana. Così nelle stanze del centralissimo palazzo Valle (1741), uno degli edifici rappresentativi dell’architettura catanese, sono state raccolte circa cento opere  dei due artisti scelte da Bruno Corrà con l’intenzione di «documentare un arco temporale che vede entrambi impegnati con vigore nell’affermazione delle due distinte poetiche: il primato della materia per Burri e la concezione spaziale per Fontana».
 Entrambi gli artisti esprimono un’idea di arte a loro modo assoluta (fuori da regole e schemi) nel senso che attribuiscono a essa la capacità di svelare la materialità di parole e concetti altrimenti inesprimibili, non trasformabili in alcunché di reale sia come oggetto presente che come mero ricordo. La mostra si apre così con i pensieri dei due pittori: «Le parole non significano niente per me, esse parlano intorno alla pittura. Ciò che voglio esprimere appare nella pittura» (Burri); «Le idee non si rifiutano, germinano nella società, poi pensatori e artisti le esprimono» (Fontana). Ecco poi che le opere di Burri e Fontana offrono al visitatore la precisa opinione dell’invenzione pura, della creazione, della geniale espressione senza alcun contenuto che non sia appunto Arte: opere mischiate, opere di sola tecnica, opere di materia consumata e colorata, i famosi neri di Burri e i tagli sulla tela di Fontana. A indirizzare l’appassionato il sottotitolo della mostra (materia e spazio), che offre altresì lo spunto per la comprensione di un percorso non facile costruito su materiali e propositi apparentemente diversi. «Così se per Burri la materia è stata di volta in volta “presentata” nelle elaborazioni dei “Catrami”, dei “Sacchi”, delle “Plastiche”, delle “Combustioni”, dei “Ferri”, dei “Cellotex”, dei “Cretti” fino allo straordinario “Cretto di Gibellina” che trova proprio in Sicilia la sua dimensione a scala paesaggistica, per Fontana l’assidua definizione della spazialità avviene sotto il segno dei suoi “Concetti spaziali”, siano essi le sculture del ’47 o i “Buchi” e i “Tagli _ Attese”  degli anni tra il ‘49 e il ’58, oppure gli “Ambienti”, le “Nature”, i “Quanta” e i “Teatrini” e altre straordinarie creazioni in metallo o al neon che concludono la sua vicenda artistica». L’alternanza delle opere dei due artisti crea così un percorso unico all’interno di due biografie che riescono a intrecciarsi in alcuni momenti chiave.
 Burri nasce a Città di Castello, Fontana invece a Rosario in Argentina. Il primo si laurea in medicina, e nel corso dell’ultima guerra viene deportato negli Stati Uniti e fatto prigioniero nel campo di concentramento di Hereford in Texas che ospita com’è noto grandi nomi della cultura e del giornalismo italiano da Giuseppe Berto a Gaetano Tumiati fino a Roberto Mieville e Beppe Niccolai divenuti poi notissimi missini, nel ’46 comincia a dedicarsi alla pittura e nel ’51 è firmatario del manifesto del “gruppo Origine” un nuovo sodalizio che intende superare l’accademismo astratto. Nel ’52 espone alla biennale di Venezia e l’anno dopo in America; del 1962 è invece la retrospettiva “Omaggio a Burri” presentata a L’Aquila dal giovane e bravo critico Enrico Crispolti (quello che scoprirà Evola per intenderci). Fontana invece, più anziano di sedici anni, è volontario nella prima guerra mondiale e ha poi numerosi legami con gli architetti razionalisti; nel 1949 realizza i primi storici buchi nella tela superando la distinzione fra la “semplice” pittura e l’arte di modellare lo spazio; nel ’58 invece esegue i primi tagli nelle sue tele. Bucando il quadro l’artista trova una nuova dimensione del vuoto che egli stesso chiama “concetti”, perché è proprio il concetto nuovo di vedere il “fatto mentale”. Fontana ebbe infine fama internazionale – come Burri – grazie anche al movimento spazialista che fondò e del quale è il principale esponente.
La mostra di Burri e Fontana con il loro credo di arte e disegno è visitabile fino al 14 marzo del 2010. Palazzo Valle splendido esempio di barocco siciliano è la cornice giusta per ospitare le opere di artisti che con la Sicilia (si vada a visitare il Cretto di Gibellina, l’immensa colata di cemento bianco divisa in blocchi) e il barocco (che pare ispirò Fontana nella realizzazione delle sue opere “spaziali”) ebbero parecchio a che fare. Il Novecento è stato un secolo rivoluzionario che seppe rielaborare con la giusta dose di incoscienza i temi del passato anche più remoto. Una lezione per una città, Catania, che è in attesa di svegliarsi dal lungo sonno di una quotidiana e grigia precarietà.
Maia

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