sabato 8 gennaio 2011

Casta diva. Che inargenti...

Il titolo sembra una presa in giro: “Moana casta diva”, ma si tratta di una cosa molto seria. E bella. Dal 5 maggio al 6 giugno scorso al “Dream factory” di Milano sono state messe in mostra ventidue foto artistiche (e sconosciute al grande pubblico) di Moana Pozzi – la pornostar genovese – scattate nel biennio 1988-89 da Gianfranco Salis, già collaboratore di grandi registi come Bertolucci, Zeffirelli, Monicelli e Tinto Brass. Si è trattato della tappa fondamentale di una mostra itinerante che porterà in giro per l’Italia l’immagine erotica, e non porno, di una donna bella e indecifrabile, la cui immagine ha impressionato artisti su artisti compresi coloro – i fotografi appunto - che hanno provato a renderla immortale. «Moana per un fotografo era come una sirena per Ulisse, un personaggio enigmatico e pieno di mistero», ha dichiarato Salis ricordando la pupilla del produttore Riccardo Schicchi scomparsa improvvisamente a metà degli anni Novanta (l’anno dei massacri in Ruanda, del primo governo Berlusconi e del sacchismo calcistico), sedici anni fa.
 Dire che l’eredità di una pornostar è quella di aver nobilitato la sua professione è forse banale ancorché vero. Certo Moana ha sdoganato la categoria, ha dimostrato che dietro un’attrice porno c’è qualcosa’altro: una signorina (quasi) comune, una ragazza di buona famiglia, una curiosa frequentatrice di volti noti, una lettrice della Yourcenar e di Sant’Agostino, una donna ambiziosa e amante del lusso. Insomma un’attrice porno sì, ma con un’anima (perbacco) e un volto umano e non un organo sessuale “prezioso” dato in affitto. Eppure non si può nascondere che il sesso, vuoi o non vuoi, sia stato protagonista quasi unico della breve vita di Moana. La battuta è vecchia ma il vizietto di portarsi il lavoro “a casa” prende anche lei: la lista degli amanti noti e meno noti è lunga (premi oscar, campioni del mondo, segretari di partito) e se a questi sommiamo gli ammiratori d’occasione la conta dei partner diventa operazione disagevole e non possibile. Mica ci scandalizziamo, anzi chissenefrega, il problema semmai è un altro. L’immagine di Moana appartiene in pieno ai primordi della “sessualizzazione” degli spazi di comunicazione pubblica. Gli anni Ottanta riproducono per via ufficiale il boom dell’accoppiata sesso e visibilità, fama più bellezza da esibire con aggressività. Il talento può non esserci ma gli scandalucci portano acqua al mulino delle interessate e giù giù tanta pubblicità che cattura l’audience e gonfia il prezzo per ogni apparizione pubblica. In parte è proprio questo il destino di Moana.
 La Pozzi debutta al cinema nel 1981 a vent’anni, una particina da nulla (come particine da nulla saranno quelle in due pellicole di Verdone, Borotalco e Fellini, Ginger e Fred), poi quasi contemporaneamente il primo film porno e una trasmissione per ragazzi su rai2. La carriera da pornostar di successo inizia nell’86 quando insieme a Ilona Staller va in giro per i teatri a rappresentare i suoi show; quindi ancora televisione con Fabio Fazio e lo scandaloso Matrjoska di Antonio Ricci poi mutato in Araba fenice. Si sa che la notorietà dà alla testa ed eccola allora candidata alle politiche del 1992 sotto le insegne del “partito dell’amore” (la Staller era stata fra i membri del parlamento dieci anni prima) e modella in passerella a Milano accanto alle top di professione. Nel ’91 esce il suo libro-confessione Filosofia di Moana, un breve dizionario dalla A di “amanti” alla Z di “zingari”, ove si apprende tutto (tutto!) sulla vita, sui giusti e sui disgusti della diva. Di questo colpisce una frase per metà almirantiana per metà alla James Dean: «Vivi come se dovessi morire domani e pensa come se non dovessi morire mai». Approviamo. Oggi il libro-culto si trova su internet insieme alle foto oramai celebri e a una breve biografia.
 Intervistata da Roberto Gervaso (Sotto a chi tocca, 1994), la star ha esibito un lato “c” (“c” come cultura), inappuntabile. D: Moana, come Socrate, maestra di vita? R: «Lo hanno detto, o scritto, in tono scherzoso. Ma, fra i miei allievi, non c’è nessun Platone; nessun tribunale mi ha mai condannato per empietà; non ho nessuna intenzione di bere la cicuta». D: Davvero niente l’accomuna al grande filosofo ateniese? R: «La nostra concezione di vita è agli antipodi. Lui non temeva né la vecchiaia né la morte, che invece mi terrorizzano». D: Li conosce i Dialoghi di Platone? R: «No. Preferisco Nietzsche, l’autore di Così parlò Zarathustra. È il mio livre de chevet (lo tengo sempre sul comodino). Con lui la filosofia diventa, in senso radicale, “lotta contro l’abitudine”». D: Di Nietzsche condivide anche la teoria del superuomo? R: «Nella fattispecie, della superdonna. Non nego di sentirmi “al di sopra” degli altri, delle altre, e delle più ipocrite convenzioni sociali». D: C’è in lei volontà di potenza? R: «Sì. Sono coraggiosa, determinata, voglio provare tutto». E poi ancora: D: È cattolica, apostolica, romana? R: «Sì». D: Va a messa, rispetta le feste comandate? R: «No: mi limito a pregare, perché credo in Dio. Ma in un Dio immanente, che si manifesta in ogni cosa. Rifiuto le fedi rivelate, predicate dalle varie chiese, con i loro ministri, i loro dogmi che non mi convincono, i loro riti che non condivido».
 Il fenomeno Moana Pozzi, e ciò vale per tutti i fuoriclasse della nostra epoca, è una complessa alchimia, una mistura di inimitabili pregi-difetti: sexy, vistosa e non volgare, timida e passionale, visionaria e carrierista, intrigante e spiritualista, istintiva e calcolatrice. I suoi spettacoli live sono un concentrato per libertari-chic, miseri solitari e brigate di perditempo, le sue performance apparentemente sincere e ben costruite, i suoi film di successo, infine, né migliori né peggiori di qualsiasi pellicola porno. Come tutti i veri “maestri” ci ha lasciato piccole grandi eredità, anche se – da perfetto “ingranaggio” – non ha fatto tutto da sola. Anzi. Cara agli dei – oltre che agli uomini – il 14 settembre del ’94 Moana Pozzi moriva ed entrava a pieno titolo nel girone delle donne da leggenda: “Volata sei come una colomba” avrebbe scritto il poeta innamorato.
Da quel dì mille voci si sono rincorse sulla sua fine (Moana sarebbe segretamente viva), sulle cause della morte (fino a poco tempo fa si pensava fosse malata di Aids), sugli eredi (nel 2006 è apparso un figlio segreto già conosciuto come il fratello minore) e sugli ultimi momenti di vita (pare che Moana sia stata aiutata a morire dal marito Antonio Di Cesco). Sulla sua breve vita sono stati realizzati cartoni animati, documentari, film e un serial su Sky con Violante Placido. La verità comunque pare sia triste e “banale”: una giovane donna morta per un tumore al fegato. Poco o nulla di oscuro. La diva si trova attualmente sepolta a Lerma vicino Alessandria.
Maia

Nessun commento:

Posta un commento