giovedì 20 gennaio 2011

Ecco i Flintstones

Altro che “crisi del mondo moderno”, per parafrasare uno dei libri più noti dell’esoterista René Guénon… Non solo quel mondo non è mai stato in crisi, ma gli elementi che lo rendono tale, cioè moderno (a cominciare dalle banche, dai luoghi di lavoro, da quelli di divertimento e dai centri commerciali), li ritroviamo nella ben più misera “età della pietra”. Ben funzionanti e poco inclini al fallimento. È un brutto sogno? Un manoscritto segreto di Mark Twain? Un film sconosciuto con Charlton Heston? Nulla di tutto questo. È  “solo” un cartone della premiata ditta William Hanna e Joseph Barbera. I “Flintstones” per la precisione, protagonisti del divertimento delle famiglie d’Occidente da cinquant’anni, dal lontano 30 settembre 1960, giorno in cui la Tv americana Abc trasmise il primo episodio di una serie di disegni animati con protagonista il burbero operaio Fred.
America kennedyana anno zero. 1960 appunto. America dei diritti e dei movimenti. Fine di un decennio, i Cinquanta, di crescita economica e consumi. Automobile, televisione, lavastoviglie e tritarifiuti sono entrati nelle case (e nei garage) degli americani. Comodità e svaghi piacciono, eccome, al popolo stelle-e-strisce.
 La famiglia è il centro della vita sociale, con papà, mamma – i ruoli rigorosamente diversi: lui al lavoro in fabbrica, lei a casa a cucinare – e marmocchi. La sera ci si va a divertire, al bowling o al drive-in; nell’America a dimensione minima, familiare, il vicino di casa, il collega d’ufficio, l’amico o l’amica del cuore (come Fred Flintstone e il mite Barney Rubble o le consorti Wilma e Betty), è il migliore alleato, il compagno di giochi, il “fratello acquisito” che vorremmo: dabbene, sincero e affidabile. La famiglia che conta è quella dell’americano bianco, dell’“occidentale tipo”: pochi amici (ma veri), casa, lavoro, congiunti e buoni sentimenti. Malgrado ciò che accade nell’America ribelle, i disastri in famiglia in stile James Dean compagni ed epigoni sono rari. Pochi anni ancora (ma in realtà già da prima), e molti giovani non andranno in “strada” solo per lavorare ma per evadere (come i Beat) o per trovare la morte (come avverrà anche nel film “Easy Rider”). Ma quella non è ancora (soltanto) l’America gossipara, delle vite roventi e un po’ arcane dei vip, a cominciare dalle avventure del presidente ucciso a Dallas nel ‘63. Ecco, di una “bell’America” che una volta si sarebbe detto comune, dove si lavora, si soffre, si torna a casa dalla moglie, si litiga e poi si fa regolarmente pace, sono protagonisti – e insieme portabandiera – gli “Antenati” (questa è la traduzione italiana dei “Flintstones”), una famiglia filosoficamente moderna, nata unicamente “qualche” secolo prima del nostro (come a dire: con le automobili, la Tv e poi con gli operai e le casalinghe si sarebbe stati bene anche quando non potevano esistere...) e con uomini e donne apparentemente comuni.
 I Flintstones come caricatura del mondo moderno danno conferma del valore (e del gradimento) del tema diciamo così “originale”. Nascono come parodia di uno spettacolo americano “The Honeymooner” e trasmesso, primo nella storia, durante la fascia serale. E fu subito un successo. Enorme. Cinquant’anni dopo (quando la modernità è stata superata dalla post-modernità), delle avventure della famiglia preistorica di Bedrock rimane un ricordo gradevole, come per una foto ingiallita; rimane il sentimento di un come eravamo nell’età del boom e poi nei Settanta quando da noi ci si aggrappava a qualsiasi cosa per dimenticare la violenza; rimane soprattutto l’inventiva elegante dei grandi Hanna e Barbera: la collaborazione impossibile fra uomini e dinosauri (che com’è noto, appartenenti a ere diverse, non si “conobbero” mai), l’utilizzo degli animali nelle faccende di casa come elettrodomestici ante litteram o perfino come ascensori o come aeroplani. Tutto per “santificare” l’avvenuta supremazia dell’uomo intelligente sul resto delle cose e sulla natura. L’“ideologia” del tipo americano medio, o dell’operaio che aspirava a uno stile di vita borghese, si riassumeva ancora nello schema del padre-di-famiglia-con-bella-moglie-a-carico, tendenzialmente egocentrico, umorale, pigro ma a caccia di guai e della moglie comprensiva e abile mediatrice.
 È pienamente il caso di Fred Flintstone e di Wilma, l’uno pasticcione, ingenuo, facile agli entusiasmi o al contrario irritabile (celebre il suo grido di gioia: Yabba-dabba-doo, altrettanto celebre, ma pare inventato da noi italiani, il motto reso noto da una pubblicità degli anni Sessanta: «Wilma dammi la clava!»), l’altra invece una “metà” perfetta, dolce e determinata a seconda dei casi. Come avviene oggi per i “Simpson” (evoluzione “ideale” dei “Flintstones” come si leggeva anche su Libero del 29 settembre scorso), qui si apre la questione circa il ruolo delle donne ago-della-bilancia dell’armonia famigliare. Sia quella preistorica di Fred sia quella postmoderna di Homer sono “modelli” di famiglia “moglie-dipendente” costruita sull’amorevole pazienza e sulla capacità di perdono delle donne adulte. Due ancore di salvataggio per mariti maldestri. Anche per questo il cartone dei “Simpson”, al pari dei “Flintstones” non è sfrenatamente “progressista” essendo semmai una celebrazione della famiglia (c’è e ci sarà sempre), in un’era di crolli generalizzati.
 Ma c’è un altro elemento (solo formalmente minore) in comune fra le due serie Tv, che hanno mostrato al mondo due Americhe apparentemente così distanti fra loro, quello delle sigle. Quella dei “Flintstones” è probabilmente una delle sigle più note della storia dell’animazione televisiva (come quella della famiglia di Springfield). Un motivetto delizioso (“Meet the Flintstones”), mai passato di moda, mai dimenticato, caratterizzante in maniera immediata personaggi e ambiente. Così in italiano: «Flintstones, ecco i Flintstones, gli antenati con radio e tivù. Dentro le caverne hanno luce e frigo come hai tu. Vieni sulla loro cabriolet. Pieno! Fà benzina e lava i piè! Quando sei coi Flintstones ti diverti con lo Yabba e poi col dabba con lo Yabba dabba doo!». La ricordano tutti, vero? Soprattutto per l’automobile di Fred che non va a benzina ma semplicemente “a piedi”… Una musichetta scritta in origine da Hanna e Barbera i due maghi-artefici del successo di Fred e Barney a di tanta altra “roba” che riempì le giornate di quelli che furono i bimbi dei Settanta. A cominciare (rapida carrellata) da Tom e Jerry, datati 1940, per proseguire con “Braccobaldo”, “Yoghi”, “Lupo de’ Lupis”, “Magilla”, “Luca Tortuga”, “Scooby Doo”, “Napo Orso Capo”, fino ai “Puffi” e oltre. Ci sarebbe da perderci la testa, magari non per i bimbi di oggi però, coi gusti un po’ più affilati
 Nel 1966 i due americani, autore e regista, ebbero il coraggio di trasformare i miti Stanlio e Ollio in cartone e qualche anno prima di proiettare gli stessi “Antenati” in un lontano futuro. Nacquero così i “Pronipoti” (in originale: “The Jetsons”), che ebbero un successo abbastanza dubbio e la loro collocazione in prima serata, al di là dell’Oceano, non durò purtroppo a lungo.
 A proposito di futuro. È certo che ai “tempi d’oro” gli stessi Hanna e Barbera non immaginassero il futuro dell’animazione (quello vero) nelle mani di “Manga e Anime” (cioè delle produzioni giapponesi), né probabilmente degli stessi “Simpson”. Ambulanti delle galassie in carne e ossa, eroine guerriere o maghette adolescenti, altro che mamme e papà in tuta da lavoro… E poi ancora: cittadini americani privi dell’ottimismo dei Cinquanta/Sessanta che vivacchiavano soli o in compagnia fra vizi e pericoli… No! D’altra parte non erano passati molti anni dal successo dei “Flintstones” in Italia, quando nella Tv di casa nostra (correva il fatale 1978) faceva il suo debutto una ragazzina a tutta prima un po’ petulante. Si chiamava Heidi e non amava più la (vecchia) città ma la montagna; due mesi dopo sarebbe stato il turno di un giovane di nome Actarus che avrebbe pilotato il suo bel Robot (Goldrake) come Fred Flintstones aveva fatto col suo dinosauro, l’uno a terra però e l’altro in giro per i cieli.
Fu quell’anno forse che Fred, Wilma, Barney, Betty e perfino i bambini Ciottolina e Bam Bam si meritarono davvero l’appellativo di “Antenati”. Da allora probabilmente quei simpatici preistorici cominciarono a piacere più ai nonni che ai nipoti.

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