giovedì 27 gennaio 2011

Il "figo" di destra

Avete presente Danny DeVito no? Il brav’attore americano poco affascinante né particolarmente adatto ai ruoli da bello-e-dannato?… Ecco, immaginate che – così per magia – un giorno qualsiasi Danny si guardi allo specchio (magico, naturalmente)…
Cosa vede, di cosa si "accorge"? Si accorge che i capelli stanno crescendo, che il corpo comincia a farsi più snello e allungarsi e che i vestiti si stanno colorando di nero e stanno mutando completamente foggia (da una camicia in stile hawaiano a un lungo mantello…)… Ecco… immaginate a un certo punto che il vostro Danny si accorga di essersi trasformato nientemeno che in Capitan Harlock! E aspettate altri dieci minuti, e immaginate che il vostro bel giovane riperda improvvisamente i capelli, ma continui a essere alto e robusto, con un mascellone da far invidia a Ridge Forrester e l’occhio alla Paul Newman. Ecco: adesso il vostro Danny si sta trasformando nientemeno che in Brad Pitt!
 Vi abbiamo trasmesso l’identikit del destrino medio (medio, per carità. Quelli “buoni” ci saranno pure: forse, però, molti sono su Pandora…), un Danny DeVito che si dà arie da superfigo, o se preferite un Forrest Gump che si crede Einstein o Julius Evola. Già Evola, ecco il nome – o uno dei nomi – incriminati… il filosofo sul cui pensiero sono stati versati fiumi d’inchiostro, il filosofo che ha fatto sognare maschi e femmine addottorati, diplomati e non, e sul cui profetismo si sono incagliati i bastimenti delle intelligenze di destra, fin dai tempi di Cristoforo Colombo.
 L’evoliano-DeVito si presenta così: se lo incontrate per strada non sperate che vi saluti perché lui è un ariano (anche se DeVito non sembra esserlo… ma sapete con l’“imbastardimento” delle razze già denunciato da Gobineau, tutto è più complicato…), ed è un aristocratico (anche se papà è commesso all’Upim e mamma fa la casalinga), anzi un “eletto” che proprio in quel momento sta comunicando con Dio – al quale dà regolarmente del tu – e non può spezzare la “catena” per degli zero assoluto come voi (n.b. per gli evoliani gli altri sono quasi sempre degli “zero assoluto”). Lui però – l’evoliano-DeVito  - non è un presuntuoso qualunque né uno “scemo” come Mork, l’extraterrestre col volto di Robin Williams che alla fine di ogni puntata di “Mork & Mindy” comunica col misterioso Orson; no… in quel preciso momento (vedi la sfiga?), lui sta pensando al destino del mondo e dunque un po’ anche al vostro di destino. E qui entra in gioco l’evoliano-Harlock (o Pitt, fate voi). L’evoliano-comunitario, quello che è il vostro camerata, e voi idem, quello che conosce tutte le religioni dai tempi di Abramo fino a Sai Baba e sa qual è quella giusta per voi e per lui. Quello che oltre ad aver capito tutto sulla Rsi, ha capito (eccone uno!), come tradurre le teorie evoliane in prassi. Oooh, finalmente! Questa della traduzione delle teorie evoliane in prassi è l’operazione più lunga, difficile e contestata della modernità, insieme alla costruzione della “Sagrada familia” a Barcellona.
 L’evoliano-bello è come i comunisti: è pronto a fare la rivoluzione in qualsiasi momento, anche se è ordinario: dipendente pubblico con mutuo, bambini, moglie precaria e suocera con cane e gatto; e tiene sempre pronta la frase carina, quella a “effetto pagano”, del tipo: “Io, il sole, l’amore e…” oppure lo slogan d’inizio secolo: “Ce ne freghiamo … camicia nera trionferà!”. L’evoliano-brutto è ovviamente assai permaloso e “leggermente” maschilista: le donne per lui si dividono in due categorie le mogli (cioè mia madre, mia moglie o la mia fidanzata) e le amanti (tutte le altre). Di solito quando va in libreria riscuote un certo successo (cita a non finire autori tedeschi, indiani e anglosassoni) ed è amico del consigliere comunale del Pd che lo ha aiutato a fare carriera. Solo così si è sposato, ha comprato macchina e proprio ieri-l’altro un giubbotto di pelle invecchiata. Rigorosamente nero. L’evoliano-DeVito è brutto sì, ma mica scemo
Ma Danny DeVito è anche un po’ Ernst Jünger prima-maniera no? Pronto a fare la guerra, a battagliare a destra e a sinistra per guadagnarsi una bella medaglia. Lui è jüngeriano anche se protesta perché manca la carta igienica in bagno o se, da consigliere di quartiere, propone la riverniciatura delle strisce pedonali all’incrocio fra via Montessori e piazza Marconi (lo jüngeriano-brutto non ha mai fatto una guerra vera, le sue battaglie le combatte coi pensionati al minimo). Ma lo jüngeriano-Pitt ha lo spirito del “guerriero” (ecco: lo spirito!) e se in tivù danno per la cinquantesima volta “Guerre Stellari” si commuove e vi racconta, a voi che sapete già tutto, dell’Impero cattivo e dei buoni che lottano per la libertà (ma l’Impero non era tedesco?), e parla sempre male dei colleghi e dei “superiori” (perché il guerriero, ahilui, ha solo superiori-burocrati). Il professore-borghese è il vero nemico perché è l’emblema della società corrotta… il direttore, poi, non ne parliamo neanche… Ma DeVito-Jünger è in realtà un caga-sotto. Le battaglie preferisce combatterle con la sorellina che vuol cambiare vestitino alla Barbie (lui le consiglia il cappotto nero), con l’eterno amico che lo compatisce (come Topolino con Pippo) e con il droghiere basso, grassoccio e sudato che bara sul peso del salame-Milano (evoliani e jüngeriani sono attaccati al centesimo!). Se c’è potere in vista - il professore universitario, il funzionario, il politico, il tizio in carriera - lo jüngeriano-brutto si trasforma nella pecora dell’intervallo-Rai, nella mucca ragusana che dove la metti sta, nel “filosofo” che prende tutto, ovviamente con filosofia: «ma lascia perdere dai, verranno tempi migliori» (dice a chi non è molto convinto dei suoi, diciamo così, muscoli alla Conan…). Insomma per la serie: “che s’ha da fa’ pe’ campa’!”.
 Lo jüngeriano-brutto ovviamente viene sedotto da “Excalibur” con quel finale che dà “speranza” a lui e a quelli come lui: i furbetti del quartierino. Ma anche sull’“anarca” il nostro DeVito ha da dire la sua (che bella parola: a-n-a-r-c-a. vuoi un po’ di anarca con ghiaccio? No lo preferisco al limone…). Sveglia la mattina alle sei. Colazione, figli a scuola, ufficio, il collega stronzo e la collega bona che saluta per farvi un favore, pranzo-sveltina, pomeriggio col fegato che pulsa e la pressione alta. La sera Paolo Bonolis o Carlo Conti e finalmente alle nove e mezza-dieci, si fa l’anarca! Oooh, che bello: l’anarca! È a quell’ora che - anche per il piacere della moglie… - il nostro Danny indossa gli abiti di Capitan Harlock e pontifica su governo, posteggiatore abusivo e tempo atmosferico (l’anarca è anche lui un po’ profeta…). E dice anche che si è accorto che su “Tecnocasa” c’è una casetta con qualche metro quadrato di giardino (il bosco…) e che se d’ora in poi eviteranno la palestra il Martedì e il Giovedì e la cameriera il Lunedì, forse (forse), potranno acquistarla in multiproprietà. Infine si rimbocca le coperte (l’anarca è sempre un po’ stanco e pensieroso) e bofonchia la stronzata di fine-sera: per lui una frase nietzscheana per la moglie la prova che il marito è ancora un grand’uomo.
«Buonanotte Ernst Jünger», «buonanotte Wonder Woman», e a domani con Pound (quello del manicomio), Mishima (quello che si è ammazzato) e tutti gli altri fighi della bella destra.

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