martedì 8 febbraio 2011

Pippillotta Viktualia Rullgardina Krusmynta Efraimsdotter Längstrump

«Ecco sono qui, Pippi Calzelunghe così mi chiamo; credo proprio che una come me non c’è stata mai…». Buon compleanno simpatica Pippi! Quarant’anni fa la televisione di Stato trasmetteva per la prima volta e in 21 lunghe puntate, una serie televisiva con protagonista una strana (strana è la parola giusta!), bambina dagli usi e dai costumi un po’… ecco, un po’… difficile trovare il termine giusto. Diciamo così allora: dagli usi e dai costumi indefinibili. Pippi Calzelunghe appunto, una bimba vivacissima di dieci anni circa, nata dalla penna della scrittrice svedese Astrid Lindgren morta più che novantenne nel 2002 dopo aver vinto decine di premi e il Nobel “alternativo” nel 1994, dopo essere stata nominata nel ’97 “personaggio svedese dell’anno” ed essere stata “corteggiata” (dal punto di vista professionale), da Hayao Miyazaki per una serie di cartoni da dedicare proprio a Pippi. Per intenderci, Miyazaki è stato uno degli artefici del successo televisivo del cartone animato “Heidi”.
 Non facciamoci contagiare dalla confusione calzelunghiana però, e procediamo con ordine. La Lindgren è stata una brava scrittrice per bambini e ragazzi, autrice di più di cento opere fra libri d’avventura, fantasy, gialli e lavori per cinema e tv. Le sue opere sono state tradotte in più di cinquanta lingue (nel caso di “Pippi” – titolo originale: “Pippi längstrump” – ci sono traduzioni anche in macedone – “Pipi dolgiot carap” – e in arabo – “Jiñan fi bayt ya layta” – in Italia arrivò invece nel 1958 grazie a una versione per Vallecchi). L’infanzia abbastanza felice della Lindgren (mare e campagne), è stata un’ottima fonte d’ispirazione per molti dei suoi romanzi. Fra questi, i quarantenni - quasi cinquantenni - ricorderanno anche “Vacanze all’Isola dei Gabbiani” trasmesso come telefilm a episodi dalla Tv di Stato in anni nei quali Anno Zero e il Grande Fratello sarebbero stati due incubi di Edgar Allan Poe. In quest’ultima serie televisiva appariva (e per chi scrive fu un’autentica “prima volta”) un enorme Sanbernardo di nome Bätsman. Mai visto un cane così prima di allora! “Vacanze all’Isola dei Gabbiani” venne pubblicato dalla Lindgren nel 1964, un anno dopo “Emil”, uno dei suoi romanzi più noti, e ben vent’anni dopo “Pippi Calzelunghe” che è il primo lavoro della scrittrice di Vimmerby; un romanzo nato per l’esattezza nel 1945 e in circostanze particolari. Prima come il racconto di una mamma (Astrid appunto), alla propria figlia (la piccola Karin), quindi tre anni dopo – a causa di una caduta sul ghiaccio e di una lunga permanenza a letto dell’autrice – come opera stenografata e in seguito “tradotta” in un vero e proprio manoscritto.
 Ma quella di Pippi, la ragazzina un po’ “magica” e forzuta figlia del capitano Calzelunghe, è una “saga” che avrebbe affascinato i bambini di tutte le generazioni e non solo delle generazioni “ingenue” (e ben inquadrate, soprattutto nella lontana Svezia), degli anni Quaranta e Cinquanta. Anzi, così com’è coi suoi modi di fare pazzerelli (da anarchica e fors’anche un po’ Hobbit – titolava il “Secolo d’Italia del 6 marzo 2009), Pippi è in realtà un personaggio perfetto per il trentennio Sessanta-Settanta-Ottanta (la versione televisiva è ambientata negli anni Sessanta infatti). Coloratissima, un po’ punk (una calza verde, una arancione e un paio di lunghi scarponi neri), e sovente in preda ai “deliri” del non-sense. Non molto interessata al destino altrui (almeno per lei, niente politica!), Pippi è una “sana” ignorante, imprevedibile ed egocentrica. Un giorno s’inventò perfino una malattia, lo “spunk” o qualcosa del genere, perché (a suo dire), aveva mangiato una minestra col lucido da scarpe… Pippi possiede tuttavia moltissimi pregi. È buona, è ricca perché amministra un baule d’oro, è simpatica (i suoi capelli, indimenticabili, sono a “cappello di Napoleone”, con due lunghe codine dritte ai lati e di colore arancione), ed è un’animalista convinta dato che vive (sola e) in compagnia di due animali: un cavallo bianco a pallini neri che lei chiama “Zietto” e una scimmietta anche lei dal nome un po’ strano: “signor Nilsson”. Periodicamente, alla compagnia si aggiunge un topino abbastanza gradito. Pippi però è anche un’ambientalista convinta, dato che la sua dimora-rifugio (altro nome strano: “villa Villacolle”) è una grande casa nel verde dell’isola di Gotland, una casa molto colorata, alla quale hanno ingresso libero i suoi due unici amichetti i fratelli Tommy e Annika.
 Ma le stranezze di Pippi sono in realtà anche quelle della famiglia Calzelunghe. Innanzitutto il nome completo in svedese che non è Pippi (troppo semplice), ma: Pippillotta Viktualia Rullgardina Krusmynta Efraimsdotter Längstrump, un nome da far invidia al nostro Totò… La mamma è morta e il papà – che la bambina andrà a liberare insieme ai due fratellini – è il capitano di mare Efraim Calzelunghe, prigioniero di due pirati (Blood-Svente e Messer Jocket), nei mari del Sud, e precisamente nell’isola immaginaria di Taka Tuka; pirati che bramano il tesoro nascosto del re-capitano. Riusciranno i nostri “eroi”-bambini”? Mah… Inutile “rivelare” gli intrecci di una serie tv che dal 1970 (1969 in Svezia) è stata replicata decine e decine di volte no? Probabilmente, in giro per l’Italia, c’è chi conosce le battute di Pippi tutte a memoria… Col passare del tempo, poi, alla Tv di stato si sono aggiunte anche le Tv commerciali, quelle a pagamento, le videocassette e ultimamente anche i Dvd: quasi un tutto-Pippi-minuto-per-minuto insomma. Navigando su Wikipedia si può prendere visione (se qualcuno ne fosse interessato), dei canali e delle tv internazionali (si arriva fino al Vietnam!) sui quali la serie Tv è stata trasmessa. Se non è un record non manca molto… Grazie alla navigazione su internet si possono avere anche notizie di Inger Nilsson (per coincidenza ha lo stesso nome della scimmietta di Pippi), l’ormai cinquantenne attrice che impersonò la ragazzina tutto-pepe nel 1969. Gli appassionati della Tv del tempo-che-fu ricorderanno però di averla già vista, parecchi anni fa, ad “Anima mia” il programma sugli anni Settanta condotto da Fabio Fazio e poi nei revival del Venerdì sera condotti da Carlo Conti. La brava e bella Inger non ha continuato ad avere il successo che meritava. Ha lavorato un po’ qua e un po’ là e pare che, come mestiere, abbia anche fatto la segretaria presso un ospedale di Stoccolma.
Se volessimo cadere nella facile ironia potremmo concludere che, prima o poi, sarebbe accaduto che una scapestrata – o un “buon” diavoletto – come Pippi sarebbe andata a finire in ospedale… ma ovviamente è solo una battuta perché la nostra Pippi somiglia molto più ad Astrid Lindgren che a qualsiasi altra donna. Quando, poi, nel 1997 la scrittrice venne nominata personaggio dell’anno, se ne uscì con questa dichiarazione: «Non capisco come possiate nominarmi personaggio dell’anno… faremo meglio a non dirlo troppo in giro, se no penseranno che tutti in Svezia siano come me». L’autrice dei “Fratelli Cuordileone” in un certo senso aveva colto nel segno... Per tanti e tanti anni infatti (e fors’anche fino ai giorni nostri), Pippi-Astrid sarà il cuoricino della “nostra Svezia”, di quel piccolo mondo (moderno) che, al di là del mare e dei monti, sarà la casa di tutti i bambini italiani negli anni Settanta.

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