venerdì 4 marzo 2011

Di quel La Pira...

Probabilmente, più che in Italia è ricordato all’estero. E la ragione è del tutto evidente. Negli anni della guerra fredda, della contrapposizione Est-Ovest e della lotta al comunismo, lui (democristiano di sinistra), si schiera dalla parte del dialogo e dell’apertura politica. Nel periodo in cui è sindaco di Firenze, poi, la città si erge a protagonista di un dialogo multiculturale non privo di sostanza (così lo ricorda Andreotti nel 1991: a metà degli anni Sessanta, le sue «aperture religioso-culturali» potevano anche «sembrare extra-vagantes» ma «tracciavano invece linee di contatto tra cristiani, ebrei e musulmani delle quali si ravvisano tuttora tracce positive, utili anche al buon nome esterno dell’Italia»).
 Parliamo di Giorgio La Pira, il sindaco-santo della città di Firenze, “apostolo” della pace nel mondo e importante figura politica della nostra Repubblica, nato il 9 gennaio del 1904 molti chilometri più a sud della “sua” Firenze (ove è sepolto accanto a Savonarola, Poliziano e Pico della Mirandola), e precisamente a Pozzallo in provincia di Ragusa. Una delle province meno note della Sicilia, ma incredibilmente ricca di storia e cultura.
 Tanto per cominciare in provincia di Ragusa (a Modica, paese noto anche per il suo cioccolato) è nato 110 anni fa il premio Nobel Salvatore Quasimodo (cognato di Elio Vittorini), grande amico di La Pira e di tre anni più anziano di lui. E a Comiso, altro paese del ragusano sono nati Gesualdo Bufalino, scrittore molto apprezzato (al quale Franco Battiato ha dedicato, ultimamente, un lavoro in Dvd) e l'artista, pittore, scultore, scrittore, Salvatore Fiume.
 Pozzallo è una delle località più a sud d’Italia, e si estende per circa due chilometri sul mar Mediterraneo. All’interno del suo nucleo centrale (posto alle spalle della “Torre Cabrera” originariamente a difesa dei magazzini e delle spiagge dalle incursioni dei pirati) a due passi dalla centralissima Piazza delle Rimembranze si trova la “Fondazione familiare Giorgio La Pira – segni della memoria”, promossa e curata dagli stessi discendenti del sindaco di Firenze. Leggiamo su un pieghevole stampato per i cento anni dalla nascita di La Pira: «Si tratta di un particolare percorso espositivo che ha un’impostazione prettamente storico-documentaria perché è testimonianza della formazione umana, religiosa culturale e politica di Giorgio La Pira e, nello stesso tempo, segno dei legami con la sua famiglia e la sua città».
 L’abbiamo visitata e possiamo offrire una nostra testimonianza. Si tratta di un luogo (un locale al piano interrato, ex locale adibito al divertimento giovanile), nel quale i ricordi profani si mescolano alle suggestioni spirituali. Un percorso suddiviso in sale luminose, pieno zeppo di oggetti, di foto ricordo (dal nonno garibaldino di La Pira, ai genitori Gaetano e Angela Occhipinti), di corrispondenza, di articoli, di pagine di quotidiani e di libri. In modo quasi schematico e per dare un’idea al lettore. Nella prima sala, sono conservati gli oggetti e i documenti della casa-natale: utensili, soprammobili e foto; nella seconda sala, le memorie della famiglia La Pira e delle sorelle suore; nella terza sala, ricordi del monastero di Montevergine di Messina nel quale negli anni Venti La Pira – inizialmente di formazione dannunziana e futurista – si convertì («profumo di Montevergine, profumo di una Montagna di Vergini, possa esso attrarre la città intiera ai gaudi della bellezza», disse); nella quarta sala, ancora oggetti personali e interessanti manoscritti di Giorgio La Pira, relativi al periodo fiorentino.
 Giorgio La Pira, servo di Dio per la Chiesa cattolica, era un ragazzo normalissimo, vivace come i ragazzi della sua generazione, ci dice il nipote che ci accoglie con gentilezza tutta siciliana presso i locali della “Fondazione” di via Pascoli. La famiglia non era ricca… ed egli poté intraprendere una prestigiosa carriera grazie alle sue capacità e alle amicizie… Giorgio ebbe un ruolo importante in seno all’Assemblea costituente del 1946... perfino l’art 2 della nostra Costituzione è ispirato ai suoi principi, oltreché, naturalmente, ai diritti dell’uomo.
 Tappa fondamentale della sua vita, oltre la conversione, è la laurea in Giurisprudenza a Firenze, ove nel 1933 La Pira diventa ordinario di “Istituzioni di diritto romano”. Naturalmente bisogna anche ricordare la sua appartenenza alla Democrazia Cristiana come esponente del “dossettismo”. Infine, la sua amicizia con Amintore Fanfani (del quale fu sottosegretario), storico cavallo di razza della Dc.
 Col fascismo non ha un gran rapporto, almeno fino allo scoppio della guerra; in questo periodo viene perfino avversato dal Regime. Di Mussolini, tuttavia, e negli anni (nel 1965 per esempio), non serba un ricordo granché negativo. Da “buon democristiano” La Pira vive i suoi due grandi amori (politica e cattolicesimo) con ispirata armonia: «…l’impegno politico – cioè l’impegno diretto alla costruzione cristianamente ispirata della società in tutti i suoi ordinamenti a cominciare dall’economico – è un impegno di umanità e di santità…». Inizia il suo mandato da sindaco di Firenze nel 1951 (lo sarà fino al ‘64). La sua vocazione “popolare” e la sua vicinanza a chi soffre e ai bisognosi, lo pongono in urto con alcuni colleghi; a volte come nel caso della difesa dei lavoratori della “Pignone” riesce perfino a coinvolgere lo stesso governo. In molti pensano di lui che sia un “comunista bianco” uno che interviene con troppo “zelo” negli affari dell’economia… fra i giudizi sfavorevoli su La Pira, quello di Luigi Sturzo (altro siciliano), che giudica negativamente lo statalismo del collega di partito e quello di Luigi Gedda che non ama di certo i tentativi di dialogo di La Pira con l’altra parte “rossa” del cielo politico.
 La Pira è uno che nel tentativo di unire socialmente (unire i popoli, al di là delle loro differenze, e unirli col dialogo), divide politicamente. A volte le combina grosse… e divide per l’ingenuità (per alcuni una falsa ingenuità) con la quale vuol scavalcare “gerarchie” consolidate e passare sopra schemi e metodi da piena guerra fredda. A Firenze dà luogo a iniziative sociali e organizza convegni internazionali per la pace, gira il mondo (ancora i “maligni” dicono che la sua massima ambizione sia il Nobel per la pace), va a Mosca e perfino in Vietnam. «La Pira aveva una frenetica attività internazionale», ha scritto Sergio Romano sul Corriere della Sera del 24 gennaio del 2009, «Mandava lettere agli uomini di Stato, piene di esortazioni e annunci profetici…». Si erge a volenteroso protagonista anche di una “storica” intervista (organizzata dalla stessa moglie di Fanfani) con Gianna Preda redattrice del Borghese periodico tutt’altro che amico di Fanfani e della sua corrente.
 Per l’occasione, si lascia andare a critiche gentili ma “scorrette” verso gli americani e, al contrario, ad aperture “pericolose” verso i comunisti. Il risultato è scontato: le dimissioni di Fanfani da ministro degli esteri (anche perché nell’operazione è “coinvolta” la moglie, diplomaticamente menzionata come “un familiare”).
 Come andrà a finire? Siamo in piena Prima Repubblica e la lontananza di Fanfani dal potere ministeriale dura solo pochi mesi... La Pira o non La Pira, alla fine di febbraio del ’66 il toscanaccio è di nuovo in sella.
La Pira muore nel ’77 lasciando corrispondenze, scritti e pensieri successivamente editi. Dalla metà degli anni Ottanta si comincia a parlare della sua beatificazione.

Nessun commento:

Posta un commento