lunedì 23 maggio 2011

Pari sono?

Si incontrano? Non si incontrano? Woody Allen e Roberto Benigni, così diversi, così uguali. Comici attori, e non attori comici; molto più simili, forse, nella fantasia dei critici che non nella realtà degli spettatori. Il Woody di quarant’anni fa, quello degli inizi, era il cugino di II grado di uno dei possibili Benigni, non quello coltissimo, patriottico e teatrale, ma quello buffo e surreale, quello arboriano.
Checché se ne dica, la comicità dei due recordmen del cinema internazionale con Orson Welles e Warren Beatty, resta una comicità fisica; più italiana quella di Benigni, più sui toni i gesti, i doppi-sensi (o i sensi unici), più intellettuale e ironica quella del newyorkese. Dietro la macchina da presa: più attento alla poesia, al sentimento romantico o alla storiella strapparisate il primo, più “universale”, pessimista e insofferente il secondo. Woody è l’eterno personaggio del Dio che non c’è, Roberto del Dio nascosto. Di culture dissimili, inimitabili e diversissimi nelle “imprese”, negli approcci amorosi, nelle relazioni col prossimo: uomo e donna. Woody sulla difensiva e contro il mondo moderno, Roberto all’attacco, alla conquista della morale buona, del finale lieto. Woody perso nella casualità della vita, nel caos dell’esistenza, nelle perversioni ipocrite e negli episodi inconoscibili, Benigni, il Benigni attore, irriguardoso e debordante ma “correttissimo” in fin dei conti. Dissacranti? Sì, entrambi lo sono. Allen mantiene i toni alti, se la prende con Nietzsche e coi bulli che s’atteggiano a superuomini, Benigni, s’accontenta della politica di casa sua, cioè della nostra, e lancia frecciatine a La Russa e naturalmente a Berlusconi. Un “bersaglio” prediletto, al quale dedica canzoni stonate e strampalate. A conferma dell’estro popolare, Benigni, è uomo di televisione – al contrario di Allen – un monologhista doc, sulla falsariga del grande Walter Chiari.
Benigni piccolo protagonista di grandi storie, “Piccolo diavolo” e “La vita è bella”, Allen grande protagonista di piccole storie, “Io e Annie” e “Manhattan”. Interpreti, entrambi, di un pezzo di mondo, posto al confine fra pianto e riso. Lavoreranno insieme, dunque. A Roma, nel film che Allen girerà dopo “Midnight in Paris”: “Bop Decameron”, ispirato alle novelle di Boccaccio. Allen ama l’Europa e il suo cinema. Il cinema dei grandi maestri: da De Sica a Fellini. Benigni è stato attore per Fellini, lo sarà pure per Allen e in sua compagnia, adesso. Quando gli estremi si incontrano, si dice, sorgano pensieri allettanti, nuove forme dello “spirito”. Benigni e Allen tradiranno le loro “nature” e s’incontreranno in uno spazio e in un tempo finito. Da quel giorno, tutto quello che sentirete e vedrete di (e su) Woody e Roberto sarà o molto (molto) grande o molto (molto) piccolo. Da ricordare, comunque.

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