lunedì 18 luglio 2011

La conoscenza del vero

Lo specchio del mondo (ed. I libri di Icaro, Lecce; pp. 132, euro 13.00), è questo il titolo dell’ultimo libro di Giandomenico Casalino, scrittore e studioso dal punto di vista della Tradizione di un mondo classico greco-romano, captato nelle sue dimensioni giuridiche, religiose, filosofiche e politiche.
Nel recente passato, Casalino ha scritto di storia, “immaginandola” come metafora del mito, poi in modo coerente, è andato alla ricerca delle Origini – O maiuscola come la T di Tradizione – maritandole alla Tradizione e a quello che può essere considerato il suo spunto essenziale: la spiritualità indoeuropea. Adesso, quasi a conclusione di un ciclo di studi e conferenze – parziale conclusione naturalmente, perché Casalino sa bene che ogni serio discorso sui principi della conoscenza supera, esso stesso, i limiti che ne arginano lo sviluppo – arriva questo Specchio del mondo, raccolta di saggi elaborati negli ultimi tre anni, sulla conoscenza del Vero o dell’Intero (sui principi ultimi e sulle applicazioni consuetudinarie), intesi come studio o sapere circa l’identità fra pensiero ed essere, in relazione alla spiritualità indoeuropea.
«Se lo specchio è il Pensiero», scrive Casalino sviluppando la propria tesi, «in senso oggettivo cioè cosmico e universale, ed esso riflette il Mondo come unità e lo riflette quindi come Idea che è Forma unitaria; per lo effetto ed immediatamente, ecco che il Pensiero è il Mondo o, detto con altro ordine di parole, il Mondo, specchiandosi nel pensiero, quest’ultimo lo riflette come immagine, idea: il Pensiero È il Pensato, il Soggetto È l’Oggetto, il Conoscente È il Conosciuto, sono il Medesimo!...». L’unità o interezza o identificazione di cui parla Casalino fa propria naturalmente – se posta in relazione al tempo, a questo punto: tempo circolare nel quale inizio e fine vanno a coincidere – l’ulteriore caratteristica dell’invincibilità; una qualità appartenente al mito, anzi mito essa stessa, caratteristica genetica di un’Europa viva e non morta, ma che stenta a risvegliarsi dal sonno delle proprie tradizioni.
Invincibilità del pensiero dei grandi in primo luogo, e i saggi su Hegel ed Evola contenuti nel volume ne sono una testimonianza, e invincibilità (ovviamente) delle stesse civiltà costruite sulle forme  spirituali – le uniche valide – del pensiero stesso. Così continua: le civiltà tradizionali come Roma «appaiono, essenzialmente, delle realtà fortemente coese, fondate e legittimate da un Principio che proviene dall’Alto e tutta la comunità … non solo ruota intorno a quel Principio ma si muove e tende ad esso con un movimento ascensionale che pervade ogni ordine sociale…». Le civiltà tradizionali sono divine, sono universali, etiche e archetipiche diremmo utilizzando un linguaggio che strizza l’occhio a Platone e al più “giovane” Jung. D’altra parte, ancorato al mito di Roma per ragioni di indirizzo dottrinale, è il ben più tardo fascismo europeo, spiega Casalino. Esso altro non sarebbe se non una «potenza arcaicamente evocatrice della guerra totale, spirituale e politica, religiosa ed economica, alla modernità…». Una rivoluzione contro il “progresso” e nella modernità, rivoluzione nel pensiero e nello stile di vita, atta a istituire la sovranità dell’uomo “antico” (da Omero a Federico II e da Dante a Vico).
Infine, al di là di esso, al di là del fascismo come fenomeno metastorico, come ritorno in forma essenzialmente simbolica alla Verità, per Casalino, per Evola e per i tradizionalisti del XX secolo, c’è la ben nota demonìa dell’economia. Un cocktail amarissimo di economicismo, individualismo e tecnologia. C’è il mondialismo, insomma: quel «progetto ideologico-politico di dominio del pianeta da parte della casta dei mercanti, usurai e banchieri … capovolgimento satanico della Tradizione, secondo la nota definizione guenoniana della controiniziazione».

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