martedì 1 novembre 2011

Dal Grande Cocomero in poi

C’è un legame fra Halloween e i Peanuts? La domanda è un po’ vecchiotta dato che la festa di Halloween è fin troppo celebre, soprattutto fra i ragazzini, e non ha bisogno di alcun rimorchiatore. Ma fino a qualche tempo fa, diciamo fino al ventennio Settanta-Ottanta, di Halloween e di tutte quelle stranezze che accadevano il 31 ottobre sera in pochi erano a conoscenza, a meno che fra i festeggiatori non ci fossero appassionati delle strisce di Charles Monroe Schulz. Riformuliamola allora. C’è un legame fra Halloween e i Peanuts, per i quaranta-cinquantenni? Facile rispondere: in assenza di Charlie Brown e amici, Halloween resterebbe una festicciola di fine estate – o fine anno –  legata a una tradizione celtica dai contorni non ben precisati. Una festa il cui simbolo è una zucca spaventosa, con “occhi”, “naso” e “bocca”, nata per i vivi e per i “morti”, questi ultimi occasionalmente alla ricerca, ora minacciosa ora no, di non si sa bene cosa. Una festa le cui ritualità si troverebbero sparse, qui e lì, anche in parte dell’Italia, diventata naturalmente l’ennesima occasione per mettere mano al portafoglio.
E il Grande Cocomero? Orfani dei Peanuts, nulla sapremmo del Grande Cocomero. Una figura che nulla ha di terribile, che non ricorda né minacce né dannazioni, nata dalla poesia di Schulz (Schulz è un poeta, ha scritto Umberto Eco), che più che un vegetale è la protagonista occulta di una vera e propria filosofia. E che filosofia! In principio era Linus, l’amichetto di Charlie Brown nonché il fratellino di Lucy la prepotente. Linus è ingenuo, pigro, indolente e non può fare a meno di vivere di speranze, anche se in modo meno grossolano rispetto a Charlie Brown. È Linus a scrivere ogni anno al Grande Cocomero (the Great Pumpkin, la grande zucca in inglese), e lui che la notte di Halloween aspetta che questa singolare figura sorga dall’orto dei cocomeri più “sincero” (cioè il suo), per elargire doni ai bambini. Ed è lui – l’unico a crederci – a rimanere, volta per volta, profondamente deluso. È lui, infine, che subisce le prese in giro degli amichetti, che preferiscono festeggiare col tradizionale: “dolcetto o scherzetto?”. Bambini che, sia pur per qualche pagina, riesce perfino a coinvolgere.
Charlie Brown (a Linus): «Se qualcuno mi avesse detto che avrei passato la notte di Halloween a strisciare fra le zucche gli avrei dato del pazzo!»; Linus: «Possiamo fermarci qui… Pensa Charlie Brown… quando il “Grande Cocomero” sorgerà dall’orto dei cocomeri, noi saremo qui a vederlo»; Charlie Brown: «Ho sentito dire che ci sono circa dieci milioni di orti di cocomeri in questo paese… cosa ti fa pensare che stiamo in quello giusto?»; Linus: «È solo una sensazione, Charlie Brown, ma credo anche che questo sia il tipo di orto che egli preferisce… Dubito che gli piacciono i grandi orti… sono troppo commerciali… a lui piacciono gli orticelli umili… sono più sinceri»; Charlie Brown: «Non ho mai pensato che un orto di cocomeri potesse essere sincero…». Insomma, è Linus l’anima infantile, il personaggio fiabesco di quel gruppo di personcine o di adulti in miniatura che tutto il mondo chiama Peanuts. Ed è sempre lui, unico adepto di una setta per nulla segreta, a decidere di predicare il verbo – in verità estremamente semplice – del Grande Cocomero.
Marcie (a Linus): «Sta arrivando Halloween, vero?... Immagino che stai aspettando il ritorno del “grande chicco”, eh?»; Linus: «Cocomero!»; Marcie: «Oh, scusa… non sarebbe facile scolpire una faccia spaventosa su un chicco d’uva, eh?»; Linus: «Non lo sopporto!». Poi ancora: Marcie: «Linus, se andrai a parlare con la gente del “grande chicco”, avrai bisogno d’aiuto…»; Linus. «Cocomero…»; Marcie: «Quel che è… comunque mi offro d’aiutarti a diffondere il verbo… La notte di Halloween il “grande chicco” si alza sull’orto dell’uva e…»; Linus: «Santo cielo!».
La lezione di Linus è questa: Halloween, come tutte le feste, ha due volti. Due aspetti del tutto diversi. L’uno “volgare”, legato alle comuni ritualità, ai gesti meccanici, alle consuetudini e al detto e ridetto. Ciò non vuol dire, naturalmente, che questo primo aspetto sia del tutto privo di significato “superiore” (come direbbe uno spiritualista o magari un “semplice” idealista), ma le aspettative in questo caso sono quelle che sono e i significati, “superiori” appunto, del tutto oscuri a chi partecipa al rito. L’altro aspetto invece è quello della grande speranza, o se vogliamo solo l’illusione che una semplice festa possa mutare le sorti dei viventi. Che essa sia davvero un momento nel quale le barriere nelle relazioni fra i vivi, i morti e gli esseri sovrannaturali si frantumano e qualsiasi cosa possa accadere. In realtà, a credere a quest’ultimo significato non è rimasto più nessuno (nel mondo degli americani medi che è il mondo dei Peanuts, ma non solo lì naturalmente). Solo Linus appunto, considerato uno scemo pressoché unanimemente, un bambino troppo poco furbo che non riesce a godere di un momento di puro e semplice divertimento. Riflettiamo su questo particolare però: il primo a vedere il “Grande Cocomero”, non sarà né il bambino più buono, né quello più ordinato né quello più bravo. Ma quello che riuscirà a mostrarsi il più sincero, cioè il puro di cuore. Integro moralmente, mai privo di fede e per niente astuto.
Ancora Linus (a uno scettico Charlie Brown): «Non si sa mai in quale parte del paese avverrà… La notte di Halloween del 1964 il Grande Cocomero è apparso nell’orto di Boots Rutman del Connecticut… Se non mi credi consulta i documenti!... Nel 1963 il Grande Cocomero apparve nell’orto di R. W. Daniels nel Texas… Ripeto, se non mi credi, consulta i documenti!... Anche questa notte il Grande Cocomero deve apparire in qualche parte del mondo! Perché non qui?!»; Charlie Brown: «E se questo orto non fosse grande abbastanza?»; Linus: «La dimensione non c’entra! È la sincerità che conta! Chiedilo a Boots Rutman! Chiedilo a R. W. Daniels».
Forse è questa la differenza principale fra i due bambini protagonisti del Peanuts: entrambi puri di cuore, entrambi destinati a ripete i loro gesti all’infinito ma solo Linus è convinto che un giorno qualcosa o qualcuno gli darà ragione. Una consapevolezza che sa d’antico.

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