domenica 1 gennaio 2012

È arrivato un 2012 carico di...

Cosa ci riserverà il prossimo 2012? Mario Monti è ottimista, il paese reale, come si diceva una volta, un po’ meno. Sì, d’accordo, c’è stata la parentesi Fiorello: ma l’Italia è così esageratamente scanzonata? O non è forse depressa, triste e lenta (citazione da loggionista, più che celentanesca) come il Don Giovanni della Scala di Milano? Lo chiedessimo alla triplice che inanella uno sciopero dietro l’altro, la risposta sarebbe ovvia. Idem per la massa degli sportivi italiani, dopo le inchieste sul calcio scommesse e le retate, a proposito di reti, della polizia.
La crisi è la crisi, l’Europa è artificiale e litigiosa, e la politica-zombi si è momentaneamente eclissata. Per capirci qualcosa, oggi, più che i saggi di Norberto Bobbio servirebbe il teatro-canzone di Giorgio Gaber. Ecco qua: per dirla con Christopher Hitchens nessuna certezza sotto il sole. Perfino il tradizionale cine-panettone sta cambiando pelle: agli italiani resta il festival di Sanremo, e poi naturalmente l’inossidabile Benigni e il rito popolare delle chiacchierata al bar. Qui una volta erano Nietzsche e Marx a darsi la mano, adesso sarebbe ora lo facessero Clint Eastwood e Woody Allen.
Woody però non è nato ottimista, e probabilmente non ci morirà. È nostalgico della bellezza, ma non del tempo che fu né di un passato inventato a uso babbei. Nostalgia della bellezza, cioè: viviamo nel presente e cerchiamo di arricchirlo col passato. Nessun dubbio che i tempi moderni siano migliori di quelli andati, anche se cento anni fa c’erano Gertrude Stein e Ernest Hemingway e oggi la Santanché e Scilipoti. Il passato ci aiuta eccome, ci aiuta a capire, foraggia il pensiero critico. Il passato è la storia che ci ha condotti al presente. Alle forme attuali del pensare e dell’agire: consola, nutre i sogni a occhi aperti, ma è bene lasciarlo dov’è. La realtà è sotto i piedi o davanti agli occhi. Non c’è alcun mondo lontanissimo, nello spazio e nel tempo, in grado di sradicare il reale.
Forse anche Giovanni Pascoli, che col presente non ci andava a nozze, può aiutarci a capire. Con l’attualità bisogna fare i conti, no? Un’attualità che attende al varco la nostra pronuncia. Magari possiamo “drogarlo” il presente, cercando l’infinitamente piccolo nell’infinitamente grande (come era per certi autori Beat), e con un’ansia che è metà smarrimento e metà (per fortuna) emozione. Di Pascoli, che dinanzi all’avventura italiana in Libia se ne uscì con toni imbarazzanti “la grande proletaria si è mossa”, si parlerà nel 2012. A un secolo dalla morte. In tempi di crisi e di incertezze, cesellò Salvatore Guglielmino, nell’inaffondabile Guida al Novecento, un “nido”, un podere, e l’affetto dei cari non sono affatto da buttar via. Pascoli ci aiuta a convivere col malessere dentro e fuori di noi, dandoci lezioni di modestia. A volte non guasta. Ma le occasioni per riflettere non mancheranno, nel 2012. Ricordando Giulio Einaudi, per esempio, l’editore di Dogliani, nato il 2 gennaio, e attorniato da intellettuali non proprio di seconda scelta, Cesare Pavese, Elio Vittorini e Italo Calvino.
Einaudi pubblica le pietre miliari del Novecento, compreso Antonio Gramsci scomparso nel 1937 (settantacinque anni l’anno prossimo) che seppe affrontare il rapporto fra politica, cultura e società in termini nuovi, perché nuove erano le coordinate della società di massa. Gramsci è un faro anche per i nostri tempi, perché è l’antidoto contro le mistificazioni, le finzioni e i falsi obbiettivi. Ma il 2012 sarà l’hanno di Chuck Palahniuk, auguri anticipati, e Elsa Morante, di Carlo Muscetta, traduttore di Baudelaire, e Fedele D’Amico; dell’adelphiano Guido Morselli e Neri Pozza, di Davide Lajolo e Marcello Marchesi, sceneggiatore dei film di Totò e molto altro ancora. Un occhio di riguardo, nell’“anno che sta arrivando”, lo meriterà anche Albero Giovannini che nel dopoguerra col suo Rosso e nero scandalizza i benpensanti, maritando la non maritabile destra alla sinistra. Nei primi anni Ottanta è stato direttore di questo giornale. Assurdo per assurdo (c’è chi pensa che destra e sinistra non si debbano parlare, ma non si è accorto che tutto è cambiato), ci va di ricordare che il 2012 sarà l’anno di Eugéne Ionesco, il drammaturgo che ha visto in Dio il traguardo finale di un percorso a ostacoli, del nietzscheano Georges Bataille e del modernista Faulkner. Ma non dimentichiamo papà Dickens – e le sue tematiche sociali – con le Avventure di Oliver Twist e il Canto di Natale. E poi così, en passant, sarà anche l’anno di Isaac Asimov e Bram Stoker.  
Come nostalgici della bellezza non possiamo non ricordare artisti come Severino Gazzelloni, e i direttori d’orchestra Bruno Walter, già assistente di Mahler e Sergiu Celibidache, che non ha lasciato alcuna registrazione ufficiale perché convinto che la musica non potesse essere intrappolata. Se ne parlerà sicuramente, nel 2012. In apertura d’anno, il tradizionale concerto al Musikverein di Vienna sarà diretto dal lettone Mariss Jansons. La Scala inaugurerà invece, per Sant’Ambrogio, col Lohengrin di Wagner. A proposto di miti, fiabe e quant’altro: il nuovo film di Tarsem Singh è atteso proprio per il 2012 (non si dimentichi però l’imbarazzante Immortals), ennesimo fantasy che strizza l’occhio al pubblico giovane pronto a cavalcare l’onda di un irrazionalismo oramai ebete. Questa volta disturberà perfino la signorina Biancaneve, con l’ex pretty woman Julia Roberts nei panni della strega cattiva.
Di arte vera, per fortuna, nel 2012 ce ne sarà tanta. I nostri musei celebreranno Vermeer e Kandinsky (a Rimini), la parentesi del Divisionismo (a Rovigo), il Settecento (a Verona), il Simbolismo (a Padova), Cézanne (a Milano), Van Gogh e Gauguin (a Genova), l’immancabile Picasso (a Pisa), l’Espressionismo (a Udine) e Mondrian (a Roma) Per tutti i gusti, insomma. Sulla stessa lunghezza d’onda la voce d’angelo di Renata Tebaldi, il fascino e l’intelligenza di Barbra Streisand, prossima settantenne e l’eleganza di Gene Kelly. Il 2012 sarà anche il loro anno. Nei gironi alti dell’arte contemporanea naturalmente anche Botero (ottantenne), John Cage che mise in musica il silenzio (4’ 33”), John Buscema (sì proprio lui: il fumettista della Marvel), Jackson Pollock, Sebastian Matta e Giò Pomodoro. Ma non ci azzarderemo a dimenticare Carmelo Bene, il monellaccio. Quindi, le protagoniste di un anno che non trascurerà l’avvenenza: Liz Taylor (nata nel ‘32), Marilyn Monroe (morta nel ‘62), Marlene Dietrich e Marisa Mell (morte nel ‘92). Insieme a loro gli assi della cinematografia mondiale, l’alfa e l’omega della settima arte, che splendettero per diversa genialità: Billy Wilder e il nostro Michelangelo Antonioni. Attesissimi.
Tanto per far capire che la scienza non è un male: nel 2012 cifra tonda per Guglielmo Marconi, papà di un Novecento nel segno delle scoperte e delle invenzioni, per Charles Darwin – centotrent’anni dalla morte e l’occasione per ripassarlo un po’ – e per il londinese Alan Turing – cent’anni dalla nascita – il più noto decrittatore del secolo scorso, attivo nella seconda guerra mondiale e morto suicida dopo essere stato castrato chimicamente. Una vicenda drammatica, la sua. A metà fra scienza, tecnica ed eccesso di fiducia nel progresso c’è anche la tristissima ricorrenza dell’affondamento del Titanic, il gigante dai piedi d’argilla destinato a stupire il mondo nelle ultime ore della Belle Époque.
Di tutt’altro tipo quattro ricorrenze che riguarderanno direttamente il nostro paese. Perché nessuno dimentichi che l’Italia è e resta il paese delle stragi, della violenza e dei misteri, non solo di quelli delicatamente poetici. Nel 2012 saranno vent’anni dalle stragi di Capaci e di via D’Amelio, nelle quali morirono Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, i due magistrati siciliani simbolo della lotta alla mafia, e le loro scorte. Ma anche i cinquant’anni dalla morte di Enrico Mattei, il manager e politico che sfidò le sette sorelle, le potentissime compagnie del petrolio. Nel 2002, invece, veniva ammazzato dalla nuove Brigate rosse il giuslavorista e consulente del governo Marco Biagi. Mafia, terrorismo e affaracci vari: tre capitoli del dopoguerra da non trascurare. Tanto tempo è passato ma le luci e le ombre si confondono ancora: è la certezza triste, per dirla con Jorge Luis Borges che «perduri qualcosa in noi: immobile». Spietato. Tutti in attesa, però, del 17 febbraio 2012. Vent’anni esatti dall’inizio di Tangentopoli con l’arresto di Mario Chiesa, direttore del Pio Albergo Trivulzio di Milano. Anche di quest’ultimo naturalmente, ne avremmo fatto a meno.
A proposito di Chiesa, ma di un altro tipo di Chiesa. Nel 2012 saranno passati cent’anni dalla nascita di papa Luciani e ne saranno trascorsi venti dalla riabilitazione di Galileo Galilei da parte del mondo cattolico. Ciò, mentre si attendono notizie sulla cosiddetta «particella di Dio». Staremo a vedere.
Infine due super-scommesse, che nulla hanno di sportivo, ma sono incerte come l’esito di una finale o di un intero campionato. Le presidenziali americane con le incognite (due sue due) repubblicana e democratica. Con Obama sempre più giù e con l’arma segreta cioè l’ex first lady Hillary Clinton (così scriveva Franco Venturini su Io Donna), sempre più su: una decina di gradini sopra il capo. La seconda scommessa invece è la primavera araba. Qui si consuma lo stesso paradosso americano del 2008: un presidente che buca il video, ma deludente alla prova dei fatti; una serie di movimenti che cambia le leadership nei paesi dell’Africa mediterranea – anche in modo drammatico, come in Libia – ma che offre poco o nulla rispetto alle premesse. Soltanto violenze e generiche richieste d’aiuto.
Insomma, nessuna certezza. O meglio nessuna certezza tranne una: quella della fine del mondo secondo il calendario Maya. Il 21 dicembre del 2012. Tagliamo corto: d’accordissimo con Piergiorgio Odifreddi, la «solita bufala mediatica» per «solleticare gli interessi della gente per i segreti e per i misteri». Ancora misteri dunque, come le profezie di Nostradamus, fiumiciattolo in un oceano di ridicolaggini. Meglio prenderla a ridere come la coppia di attori comici Ficarra e Picone: se davvero il mondo finirà sarà «l’ultima occasione per comportarsi male, per fare quello che non abbiamo mai fatto, per odiare definitivamente».
In ogni modo, a mo’ di conclusione un augurio speciale lo vorremmo fare. Un augurio sentito, a un cane sciolto che da anni fa compagnia al nostro quotidiano. A Bob Dylan, giovanissimo settantenne. Che il 2012 sia finalmente l’anno del Nobel per la letteratura. Come a dire: un po’ la vittoria di tanti fra noi. Difficile da spiegare, facile da capire. Come un qualsiasi gesto, di chi si prepara al prossimo anno.

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