sabato 14 gennaio 2012

Evola, Scheiwiller e gli anni della crisi: due parole su un saggio di Emanuela Costantini e Vittorio Le Pera (in: Carlo Pulsoni – a cura di – "Vanni Scheiwiller editore europeo", Volumnia 2011)

Il saggio di Emanuela Costantini e Vittorio Le Pera, Evola e Scheiwiller – diviso in due parti: 1. Il rapporto editoriale Evola e Scheiwiller; 2. Un tentativo di contestualizzare Cavalcare la tigre – mi offre lo spunto per buttare giù due righe, e non lo faccio da tempo, sul “maestro della tradizione”. Innanzitutto devo un grazie ai due ricercatori che hanno citato le mie ricerche svolte nel periodo del dottorato all’Università di Catania. Ricerche che portai avanti grazie all’aiuto (esterno) di Gianfranco de Turris. Fummo io e de Turris – e non i professori – a stabilire un percorso per il ritrovamento di alcuni materiali evoliani e in special modo di alcuni articoli in parte mai ripubblicati. A dir poco singolare poi che nell’A.D. 2000, o su di lì, i suddetti materiali fossero rinvenuti da un abitante della lontana Sicilia (cioè dal sottoscritto) piuttosto che da un cittadino del Lazio “esoterico” o della Roma caput mundi. E mi riferisco al reperimento degli articoli pubblicati sui quotidiani e conservati presso la biblioteca nazionale. A de Turris confessai anche il desiderio di visitare il tribunale per dare un’occhiata alle carte del processo ai Far. Credo, ci trovassimo dalle parti della libreria “Europa”. «Il tribunale non è lontano da qui», replicò.
Recatomi a piazzale Clodio, riuscii a fotocopiare parte del materiale relativo al processo: I grado e appello, grazie alla disponibilità dei lavoratori dell’archivio, per il verificarsi di una serie di “italiche” coincidenze; e dopo due o tre autorizzazioni e un paio di colloqui – uno con l’allora sconosciuto autore di Romanzo Criminale, il magistrato De Cataldo.
Le citazioni degli autori di Evola e Scheiwiller e la convinzione che essi abbiano indagato un periodo importante della biografia evoliana, il periodo relativo alla compilazione di Orientamenti, che per me è e resta un programmino “politico” inutilmente tramandato per più generazioni  - inutilmente perché  c’è chi ne pretende lo “studio” pensando (ipocritamente) che realizzazione degli undici punti sia possibile… - mi inducono a pensare, che non il lavoro, non i viaggi, non le interminabili sedute di digitazione dei testi, non la lettura di documenti non di rado incomprensibili, non il tempo trascorso a cogitare su questo o quel brano sia stato buttato al vento. E ringrazio i due ricercatori anche per aver letto i miei saggi pubblicati non troppi anni fa, sul prestigioso periodico di studi storici, Nuova storia contemporanea e per buona parte ricavati dalle mie avventure romane. Il saggio sul processo ai Far (I, II grado e cassazione), le cui conclusioni restano ignote ai più (Evola venne “graziato” da una amnistia), e restano ignote a chi ama ripetere la formuletta, un po’ vuota e falsa, dell’Evola assolto con formula piena. E il saggio sul Msi ai tempi di De Marsanich che ho pubblicato anche grazie al materiale appartenuto a uno dei discendenti della prestigiosa famiglia siciliana dei Majorana, per la precisione all’amico Valente Majorana, figlio del cugino di Ettore, il grande scienziato scomparso nel 1938 ma costantemente sulle pagine dei giornali nazionali. Anche in quest’ultimo lavoro sono riuscito a inserire dei passaggi di una certa importanza, relativi ai primi anni Cinquanta, e due testimonianze: una di Primo Siena sul significato del termine “figli del sole”, e una praticamente sconosciuta di Clemente, Lello, Graziani, seguace ultraortodosso, almeno per i primi tempi, di Julius Evola.   
Ancora qualche parola sul saggio su Evola e Scheiwiller. Credo che la tesi sostenuta fin dagli inizi da de Turris – e poi dal sottoscritto – circa la diversità di Cavalcare la tigre rispetto al resto della pubblicistica evoliana del tempo, qui venga esaltata. Lo studio di Costantini e Le Pera indaga, per quanto possibile, anche gli stati d’animo del filosofo, i suoi propositi, i suoi interessi; e quel che è stato scritto in precedenza – quel che ho scritto in precedenza – trova conferma. I Cinquanta, per Evola e dal punto di vista dell'umore generale, furono gli anni di una grave crisi. Cavalcare la tigre – pubblicato nel 1961 ma pronto già da dieci anni – risente di quest'umore e risente della morte dei miti e delle speranze per una rinascita tradizionale del mondo. Credo peraltro che la primissima origine del libro si trovi già nell’incidente viennese (1945), nelle conseguenze dirette e nelle sue premesse. In quell’occasione – nel cuore di Vienna – Evola si attendeva una risposta dal cielo - vita o morte? - che in realtà non venne. Anzi, la risposta fu una strana morte; una morte parziale quale poteva essere la paralisi assoluta agli arti inferiori, la morte – quasi beffarda – di metà del corpo. Sono convinto d'altra parte, che Evola non si riprenderà da quel trauma In seguito avrà la fortuna di rincontrare i vecchi amici – Scaligero che farà da “pontifex” fra lui e i giovani missini – un pubblico di fedeli lettori, qualche ammiratore e pochi editori – editori di un certo peso – in grado di scommettere sulle sue qualità di scrittore. Per il resto però saranno soltanto delusioni. Nei Sessanta, Vanni Scheiwiller che pubblicherà Cavalcare la tigre, uomo dalla mentalità aperta e liberale nello spirito, sarà uno di quegli editori. Un editore, ma in fondo anche un ammiratore. Alla morte del filosofo sul Corriere della sera l’unico commovente necrologio in ricordo del “maestro della tradizione” sarò firmato proprio dagli Scheiwiller.

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