lunedì 21 maggio 2012

Da John Wayne a Clint Eastwood, se il pistolero si fa eroe omerico (Secolo d'Italia, 20 maggio 2012)

Milleottocento. Anzi seconda parte dell’Ottocento, anno più anno meno. Libertà e progresso sono parole d’ordine in tutto il vecchio Occidente. Compreso il vecchio West, quello dei pistoleri, degli sceriffi e degli indiani. Quello che regala scenari da sogno: cieli azzurri mai visti, deserti come salotti e colori che farebbero invidia a Paul Gauguin. La mano dell’uomo che arriva a stento a sfasciare l’armonia e a seminare la zizzania del profitto è sempre più vicina, ma in barba a Bertolt Brecht ogni agglomerato di case – quattro abitazioni in legno, la banca, l’ufficio dello sceriffo e l’immancabile saloon – ha il proprio eroe a portata di mano. Che con un certo tipo di progresso non ci va proprio a nozze.
Regola numero uno: senso dell’onore e della giustizia. E non è facile in un luogo di frontiera incrociare per la Main Street chi ha il fegato per dare ai furfanti quello che si meritano, siano ladruncoli quasi comuni, trafficanti o speculatori. Per questo la regola numero due del nostro vecchio West è quella che vede nell’eroe sconosciuto, nello straniero senza nome, nel reduce dalla guerra di Secessione, l’uomo adatto per riportare pace e giustizia al di qua del recinto.
Come nel Novecento sarà solo a sprazzi alla fine delle due guerre mondiali, l’etica dell’ex soldato è inaffondabile, bene e male per lui sono rette parallele che si incontrano all’infinito; nessun dubbio su chi o cosa sia maritabile all’uno e cosa all’altro. L’eroe del West non è disposto a scendere a compromessi, anche se non indifferente al danaro detesta gli affaristi, i provocatori, i calcolatori, chi confondendo volutamente progresso e profitto vende a basso prezzo le vite degli altri. L’eroe del West è paladino dei deboli, degli sfortunati, e soprattutto rischia in prima persona. Sovente è nevrotico, burbero, antisociale e testimonia efficacemente il disagio di vivere in un mondo del quale è (sfortunatamente) parte. Ma andrà sempre peggio.
Ecco perché negli ambienti di “destra” questi eroi solitari non sono mai passati di moda, anzi. Se aggiungiamo poi l’istintivo ecologismo che caratterizza l’eroe, che si contrappone alla spietata manipolazione di  uomini e cose da parte del cattivo, la risultate è quella dell’identificazione quasi totale fra l’eroe del West e il giovane che ama (o amava) frequentare ambienti di “destra”. Ambienti nei quali certi valori sono o erano più che apprezzati.
Chi parla di vecchio West naturalmente parla di cinema. La proiezione dei film western al cinema coincide con lo stesso debutto delle tecniche cinematografiche: ai primordi del Novecento poco tempo dopo la conclusione storica della vera conquista del West. Negli anni, sarà l’accoppiata vincente John Ford - John Wayne a catturare le attenzioni del pubblico grazie a pellicole oramai leggendarie come Sentieri selvaggi del 1956 o Ombre rosse del 1939. Wayne prototipo di una certa America patriottica, ostinatamente in attesa del lieto fine, debutta nella seconda metà degli anni Venti e diventa un’istituzione americana dai Sessanta in poi. Ad oggi è l’attore più rappresentativo dell’America conservatrice.
Proprio nel periodo in cui certi valori del Continente Nuovo vanno in crisi - sono lì lì per nascere i temi della “Nuova Hollywood” - il genere si rinnova. Sam Peckinpah e Sergio Leone (entrambi molto amati da una certa area culturale) mostrano una faccia ancora più violenta del West. Il secondo, in particolare, lancia la moda degli ‘spaghetti western’ cioè “all’italiana” all’interno dei quali si fa le ossa un altro mito del cinema e dei giovani amanti del genere West. Clint Eastwood. Ricordiamo i tre film che lo vedono protagonista nel bel mezzo dei Sessanta: Per un pugno di dollari, Per qualche dollaro in più e Il buono, il brutto, il cattivo. Una lunga cavalcata poi, fino al 1992 de Gli spietati, interpretato e diretto dal giovanottone di San Francisco. Un film importantissimo che colpisce dritto al cuore il mito del cow boy. Con Clint, l’eroe si trasforma in antieroe. Un ciclo si chiude dunque. Nuovo e vecchio mondo hanno già rimescolato le carte.

  

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