lunedì 18 giugno 2012

Valentina svestita di nuovo... e in mostra (Secolo d'Italia, 17 giugno 2012)

La bionda o la mora? Marlene Dietrich o Louise Brooks? Il dubbio non è nostro ma di Georg Wilhelm Pabst  che oltre ottant’anni fa (nel 1928) si trovò a scegliere la protagonista principale del suo “Il vaso di pandora”. Il personaggio era quello di Lulù, fioraia e donna in carriera, un tipetto mica male che, al tempo, aveva già fatto impazzire uomini e donne.
Mettiamola così. Se Pabst adeguandosi all’opinione generale avesse scelto la Dietrich e non la Brooks, cioè la bionda invece della mora, forse, oggi il nome di Valentina non direbbe molto alla maggior parte di noi.
Valentina, la Valentina Rosselli eroina di carta e sullo schermo, fotografa con qualche problema di troppo, protagonista dalla metà esatta dei Sessanta (dal 1965) del nostro fumetto d’autore. La Valentina magicamente partorita dalla mente e dalla mano del milanese Guido Crepax, morto nel 2003. La Valentina, infine, che ispirandosi alla Lulù della Brooks – diva universale del muto – assumerà alla fine dell’adolescenza un’immagine, oggi diremmo un look, così dannatamente seducente. E una personalità da anni Venti: elegante e un po’ ambigua. Mai da comprimaria. Il resto lo faranno i Sessanta con la modernità, i sogni a occhi aperti e lo spirito trasgressivo; con la rivalutazione del corpo ora ben vestito (alla francese e all’italiana) ora completamente nudo. Da amare, da ascoltare o da osservare.
È giusto partire da qui allora. Dalle origini del mito (e dunque dal muto), per festeggiare il settantesimo compleanno di Valentina, “nata” il 25 dicembre del 1942, comparsa per la prima volta a ventitré anni, come semplice non protagonista, come fidanzata di, su “Linus”, nell’episodio di Neutron “La curva di Lesmo”. Ed è giusto partire anche da un participio passato: “sofisticato” (ricercato, complicato), che si sposa all’estro creativo di Crepax. Un ex pubblicitario e illustratore di libri e dischi che aveva talento da vendere, impegnato e contraddittorio, intelligente, colto – ragionava di surrealismo, di op-art, amava il jazz, la moda e la fotografia – e anche un po’ snob.
La notizia è questa: dal 30 maggio al 30 settembre, anche Roma festeggerà il compleanno di Valentina Rosselli da Milano. Perché l’arte fonde ciò che la politica separa (senza successo). E lo farà con una mostra a “Palazzo Incontro” dal titolo: “Valentina Movie”. Un percorso su più livelli e non poche sorprese: un buco della serratura vietato ai -18, fra un Claudio Abbado e un Oreste del Buono. Testimonianze valentiniane anarchiche ed emozionali, così hanno appellato la mostra, volute dalla famiglia, promosse dalla provincia di Roma e curate dall’Archivio Crepax e dal critico Vincenzo Mollica. Un percorso artistico – fra bozzetti, video e tavole originali – collegato all’uscita per i tipi della Fandango di “Valentina come Louise Brooks: il libro nascosto” a cura dello stesso Mollica e di Antonio Crepax, figlio di Guido. Poi, naturalmente, ci saranno le lettere attese da appassionati e curiosi. Quelle che Crepax e la Brooks si scambiarono per raccontare se stessi – la vita privata -  ma soprattutto per parlare di lei: Valentina. Lunghissimo ponte fra due parti dell’Occidente.
Il coinvolgimento della famiglia Crepax nel “prodotto” Valentina, invece, è già noto. La moglie Luisa per lungo tempo fu una sorta di alter ego dell’eroina-fotografa (e della Brooks), stessi capelli e abiti alla moda. E fu proprio la nipotina di Guido a prestare il nome alla protagonista.
Lo rivelò l’autore nel 1969 a “Speciale per voi” di Renzo Arbore. Proprio in quell’occasione, fra i giovani contestatori, Crepax spiegò la “filosofia” alla base delle scelte artistiche. Superamento del fumetto tradizionale, con lo schema classico a strisce e valorizzazione delle tecniche cinematografiche. Valentina, insomma, avrebbe detto più delle sue scarne parole. Ci riuscirà col proprio corpo, con le proprie inquietudini e con le proprie azioni. Da vera sposa dell’avanguardismo.