venerdì 23 novembre 2012

La conoscenza suprema


Giandomenico Casalino ci ha abituati ai ragionamenti filosofici. Studioso dal punto di vista della Tradizione di un mondo catturato nel suo darsi intimo e/o segreto. La sua realtà è immediata e complicatissima allo stesso tempo. Fatta di miti, metafore, manifestazioni dell’essere e di cerche: in primo luogo delle Origini – con la maiuscola come la Tradizione – poi, di fianco, della spiritualità indoeuropea. I suoi colleghi di lavoro sono Platone, Plotino, Hegel, Evola e gli ermetici, coi quali dialoga con trasporto.
Non da oggi i suoi studi affascinano chi vuol comprendere il perché dei perché della fenomenologia dei tempi ultimi. Chi si nutre di termini impegnativi come “Uno” e “Assoluto”, pur non abusando dei contenuti. Chi, infine, ama polemizzare sugli antichi genitori di uomini e idee con stile e prosperità di argomenti. Sì perché (qui non stiamo a nasconderlo) il mondo di chi si occupa di studi ed esperienze specifiche che riguardano la tradizione o le tradizioni, e poi: origini, ontologie e deontologie, è attraversato da, e attraversa a sua volta pensieri, pensatoi e pensatori diversi. Anzi opposti, di più: nemici. Ma Casalino ha idee chiare come pochi (va tenuto distinto da chicchessia) e le affida a saggi e interventi sapientemente dosati. «Tutte le Tradizioni sapienziali quindi metafisiche e non religioso-devozionali», dice a Eugenio Barraco che lo intervista per il sito “Ereticamente”, «non sono altro che dei percorsi per “ricordare” (anamnesi platonica) di essere (e di essere sempre stato) solo ed esclusivamente il Se; sono combattimenti per la “costruzione” (Grande Opera) del Se che è lo Spirito ed è l’Idea divina del Mondo; solo se è cancellata la pretesa centralità (cristiana) dell’uomo, solo quando l’uomo non è più tale ma Essere aperto al Mondo, attraversato dalle potenze Divine del Mondo, solo allora Egli sarà l’Intero e cioè Pensiero cosmico in quanto Uomo cosmico, Soggetto universale, dove la singola candela non c’è più (anzi non c’è mai stata) poiché ciò che esiste da sempre è solo il candelabro, composto da innumerevoli candele che sono esso stesso e la sua unica luce».
Il suo ultimo libro edito da Arya (Genova) percorso da tensioni platoniche, è impegnativo fin dal titolo. In linea con una scelta di campo che non conquista il difetto della banalità: La conoscenza suprema, essere la concretezza luminosa dell’idea. Si tratta di un saggio – o raccolta di saggi – edito con lo scopo dichiarato dallo stesso Casalino nel corso dell’intervista su “Ereticamente” di procurare nel lettore un «mutamento di stato» per uccidere tutte le illusioni dell’io. Il punto di partenza – e anche quello d’arrivo e di mezzo – è individuare nella conoscenza non un percorso di semplice esposizione (come si trattasse di un compitino da svolgere a casa o un passatempo per il dopolavoro), ma uno stato: una «modalità ontologica della “propria” natura». Conoscere non è sapere nel suo significato più debole, ammette Casalino, ma essere nel suo contenuto concreto. Non è forse questo il segreto dell’interezza dell’uomo, che si manifesta senza alcun intermediario? Senza imprecisioni o astrattamente?

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