domenica 2 dicembre 2012

Fantasicilia


La Sicilia è medioevo. Strabocca di fantasia. I siciliani spiritosi: si canzonano a vicenda e non leggono De Roberto. In risposta a un lettore del Corriere, Sergio Romano parlava di Mezzogiorno immaginario: beddu, riccu e malandrinu. E storici e giornalisti sono finalmente d’accordo: lì qualcosa non funziona, non è andata per la via giusta. Lasciamo perdere le chiacchiere, santo cielo, imbottite di trappole. Oggi a governare l’isola c’è Rosario Crocetta. Lui quando venne a far comizio sfiorando il volto cioccolato del teatro Bellini – cent’anni fa vi s’infilò Marinetti poi la Callas – si rivolse alla gioventù in camicia rossa, in vena di neorealismo. Lì la lacrimuccia fantasy dà punti (e il braccio andava su e giù come quello del dirigent). Ma lui le elezioni le ha vinte perché in tanti sono stati a casa o hanno pensato a Grillo: il nuovo che nuota. Anche piuttosto bene.
Al centro della scena Franco da Riposto, Franco Battiato o Franco l’assessore ci sta bene. Danaro non ne vuole; vuole circondarsi di gloria, vuole che la Sicilia respiri l’aria del continente (Europa, Africa o America? questa la detesta: troppo nuova). Lui è un musicista di talento, per il resto è bene lasciar perdere. Anche Che Guevara fece il ministro ma in pochi se lo ricordano. La Sicilia è esibizione: tutti la guardano, tutti la cercano. Al teatro ci vanno in pochi – coscione annoiate e borghesi in vetrina – ma alla teatralità ci tengono, i siciliani. Non toccategli la Cavalleria rusticana anche se Vincenzo Bellini vale mille Mascagni e uno Chopin, e non toccategli le poesiole da recitare. Battiato? No. Quelle che maledicono Garibaldi e quelle che stramaledicono i piemontesi. Già, i conquistatori. La lingua batte dove il dente duole. Se non fosse stato per l’arroganza dei nemici della Sicilia – e delle amicizie particolari – a quest’ora… Già, a quest’ora che? A chi affermava che il Regno delle due Sicilie fosse un posto all’avanguardia, Romano rispose che fosse necessario mettere a tacere la fantasia. E concentrarsi sull’oggi.C’è chi la pensa diversamente. 
C’è chi pensa sia necessario affondare il colpo: più autonomia, anzi indipendenza. Che strana parola indipendenza, sa di guerra con morti e feriti, o di guerra di parole. Sa di “odia il prossimo tuo”, sa di comizio di piazza. Sa di campagna elettorale o di serata fra amici. Tutti a parlare di politica se non di donne e motori. O di storia. E di libri non ne mancano. Ultimo in ordine di tempo quello di Salvatore Musumeci leader del Mis – Movimento per l’indipendenza della Sicilia – storica formazione fondata da Andrea Finocchiaro Aprile. Ottima camminata sulla storia siciliana. Già il titolo è un’introduzione: Voglia d’indipendenza. Storia contemporanea della Sicilia tra separatismo e autonomia. L’editore è Armenio di Brolo (Messina). Poi? 334 pagine tra Nino Bixio e Silvio Milazzo passando per Turiddu Giuliano. Pagine per imparare ad amare la Sicilia (o amarla diversamente). O per rafforzare le ragioni per non amarla. Interamente.

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