venerdì 22 febbraio 2013

C’era un assessore che come me amava i Beatles e i Rolling Stones


C’era un assessore che come me amava i Beatles e i Rolling Stones. O forse no. Come individuare i gusti di Franco da Riposto, cantassessore al turismo della regione siciliana? Già crollante di suo come una palafitta battuta dalle onde? Non sarà il più bravo al mondo, come assessore e come cantante – si rammenti lo strazio del brano dedicato alla Callas –, certamente è il più ermetico. Da perfetto siciliano che gode per la schiacciata d’occhio. Per “l’importante è che capisca mio compare”, io e lui i prossimi consoli dell’Isola. “E tu muto, rozzo siculo della razza sbagliata”.
Non amiamo Battiato. Così a scanso di equivoci. Né la sua faccia da perito tecnico che un giorno scopre Buddha. Viva i periti tecnici ovviamente. Non ci piacciono gli uomini dal talento legibus solutus, non ci piacciono i siciliani tutto fumo e… l’arrosto arriverà domani. Non ci piacciono gli isolani convinti che il mondo sia un fazzolettino, specialmente se da quel mondo sono passati Fenici-Cartaginesi, Greci, Romani, Bizantini, Arabi, Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi, Spagnoli, Sabaudi, Austriaci e Borboni, e poi quelli giusti. «Non abbiamo un grande avvenire dietro le spalle, eppure si insiste nell’inseguire un aureo, ma inesistente passato», dice Alfio Caruso penna elegante e onesta. Troppe anime, troppa confusione. Troppi scheletri in un armadio cadente, che si ama troppo e a sproposito.
Nel cuore di Catania, città-zombie da terapia intensiva. Vive e lavora un maniscalco bravo come Leo Messi. Lui non diventerà assessore. Cosa c’entrano i cavalli coi governi? Battiato, che a scanso di equivoci non amiamo, è un bravo musicista, ha zero carisma ma mestiere, i suoi cocktail vanno dai cinquanta in giù. È uno colto, si dice. Ma in Sicilia i colti sono quelli che si danno arie da pirandellomani. Da maestri jedi-sufi, da celebratori di moschee, da professori di Hogswarts. Se è vero o no, l’arrosto verrà domani. Lui l’assessore lo fa perché ha messo in musica versi che lacerano l’intimo come quelli di Verlaine: «E il mio maestro m’insegnò com’è difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire». Tutti d’un fiato come una medicina stregonesca. Ma che significano nulla. Come quel “Centro di gravità permanente” che vale un “Almeno tu nell’universo” di Bruno Lauzi, e tante figate e puccinate da teatro. Battiato recita? Se sì, male. Il suo programma è l’onestà (pretendereste il contrario?) e la promozione della Sicilia fuori dalla Sicilia. Un Superman hollywoodiano che combatteva – ricordate? – per la democrazia, la pace e la libertà. Il programma in musica è una sorta di antiamericanismo a prescindere. Molto siciliano. Da reuccio isolano. 
Non amiamo Battiato, a scanso di equivoci. Se ce ne fossero ancora. Amiamo un regista che con la Sicilia non c’entra nulla. Funzionare nell’arte e nella vita non si può, in una stessa vita. Neanche in un film. Woody Allen? Sì, lui non cerca l’applauso del volgo profano e puzzoso, se lo ha per tale: ma dai personaggi che inventa. Faccia il favore Franco, vada al cinema o legga un buon libro. E dedichi una canzone all’umile maniscalco di Catania. Che non esiste e che non sarà mai assessore. Malgrado il talento.

2 commenti:

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  2. Complimenti per l'arguto articolo su Battiato! Lo condivido in toto. E da "innamorato tradito", convintosi, lentamente ( molto lentamente, diciamo negli ultimi quindici anni...) diquanto e come il "Maestro" ciurlasse poeticamente nel manico, "cornificando" i suoi antichi fans.
    E dal momento che nel mondo dello spettacolo governa la legge dei rendimenti decrescenti, regolatrice del successo, che prevede nella fase calante le cover, lui di cover di cover è finito in politica. Un forma di cover esistenziale per artisti in disarmo ...
    Abbraccio!

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