sabato 23 marzo 2013

Please please me


Primavera 1963-2013. Please Please me primo ellepì dei Beatles compie cinquant’anni. Il long playing che diede il via alla carriera dei Fab four è oramai vecchio di mezzo secolo. Vecchio, è proprio il caso di dire, ma mai invecchiato. Due scuole di pensiero si sono date battaglia nel corso del tempo: la prima fa risalire proprio ai primi giorni di primavera del 1963 (o all’ottobre del 1962: uscita di Love me do, primo 45 del gruppo), il certificato di nascita del più grande gruppo della storia della musica leggera. La seconda con argomenti un po’ più sofisticati rinvia alla metà degli anni Sessanta (Rubber soul) l’inizio di un nuovo corso per la musica in Occidente. In quei pochi anni i Beatles passeranno da buon gruppo beat – uno dei tanti – a formazione raffinatissima dallo stile eclettico: padrona di suoni, stili e addirittura di generi e umori.
Anche se avessero ragione questi ultimi è giusto dire che Please Please me non è per nulla un prodotto convenzionale, ma un lavoro che porta seco alcune importanti novità.
Andò più o meno così. Brian Epstein negoziante benestante di Liverpool si accorse dei Beatles dalle continue richieste dei suoi clienti, andandoli a vedere di persona al Cavern Club. Come tutti sanno diverrà presto il loro manager. Dopodiché li presentò a George Martin (passato alla storia come il quinto Beatle) produttore e dirigente della Parlophone, sottomarca della Emi. Era il 1962. Martin, ancora in vita al contrario di Epstien morto in circostanze drammatiche nel 1967, non rimase colpito dalla qualità della musica dei Fab four, ma, parole sue, dal loro «fascino». Lo stesso Epstein d’altra parte non era affatto estraneo al look e alla personalità del gruppo, inizialmente decisamente rozzo. Unica condizione perché i quattro potessero far carriera non limitando le loro performance alle serate nei locali: il batterista. Pete Best poco in sintonia con Paul, John e George, almeno per le incisioni in studio doveva essere allontanato. Così venne chiamato Ringo Starr a quel tempo non del tutto sconosciuto. Dopo Love me do, il singolo Please please me (gennaio 1963 e secondo per il gruppo), ebbe grande successo (primo in classifica in Inghilterra) grazie a Martin che consigliò ai Beatles un tempo più sostenuto. Chi conosce la storia dei Fab four sa che l’apporto del quinto Beatle sarà determinante.
Da lì in poi il produttore capirà che il gruppo avrebbe realizzato grande musica per il presente e il futuro. S’affrettò dunque affinché nascesse il primo ellepì. Registrato in tempi da record: sole quindici ore ad esclusione dei singoli precedenti. Un mix di ritmo e carezze per l’udito. Con quattordici canzoni anziché con le canoniche dodici, con molti brani originali e non solo riproposizioni o cover. In un momento nel quale pochi cantanti pop componevano le loro canzoni, in molti furono sorpresi dal trovare tanti brani originali firmati dalla coppia: McCartney – Lennon. Un’innovazione determinante per l’avvenire della musica pop, rock e d’autore.
Dei quattordici brani ne scegliamo quattro-simbolo. Due originali e due no. I più noti sono ovviamente la title track scritta un anno prima; Love me do eseguita non da Ringo Starr ancora in prova (che è tuttavia il batterista della versione su 45 giri), ma da Andy White; A Taste of Honey di Bobby Scott e Ric Marlow poi divenuta nella versione quasi irriconoscibile di Herb Alpert la sigla dello storico programma italiano Tutto il calcio minuto per minuto; e il mega successo Twist and Shout composta da Phil Medley e Bert Russell. Brano beatlesiano in tutto e per tutto tra i più amati dal pubblico. 
In Italia Please please me uscirà nel novembre del 1963 con copertina e titolo diverso: The Beatles. Già, i Beatles: basta la parola no?

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