martedì 10 giugno 2014

Castore e Polluce? No, Coppi e Bartali (ma al “Musichiere”)

La società-gallina e la letteratura-uovo sono vive e lottano fianco a fianco. Fianco a fianco come Pietrangelo Buttafuoco e Ottavio Cappellani, siciliani. Pochi secondi di video della performance di Aci Sant’Antonio valgono una scena di Woody Allen. Quella celebre del “Dittatore dello stato libero di Bananas”. Strumentisti che fingono di suonare: il nulla. La Sicilia zero in condotta ha i suoi gemelli del gol. Tale madre tali figli.
Uno dei due – fate voi – dice: appena morirà Camilleri resteremo soli. Mammamia, che fatica. Toccherà a loro tenere alto l’onore del paese dei balocchi. I tizi conoscono a stento – da bravi siciliani – le inquietudini della decadenza, sedotti dalle strade del sogno da numeri uno. Ecco: Coppi e Bartali che cantano al musichiere, senza bici, senza strada, polvere e sputi. Due borghesi che fanno ciò che sanno fare, che tutti attendono. Spettatori, lettori, utenti. Buttafuoco e Cappellani sanno fare i siciliani. Come papà Camilleri. Voci senza corpo: chiudete gli occhi, immaginate due studenti alla ricerca affannosa di vocaboli sul dizionario.
Chiudeteli questi occhi e visualizzate le monotonie scurrili di una terra non bella, né discreta né indiscreta né triste né allegra. Ma narrata, narrata, narrata. Immaginate due cittadini qualunque che vanno su e giù per via Etnea, lato “Collegiata” e lato… già cosa c’è sul lato opposto? E parlano di se stessi e vocalizzano. Parlano di poesia in una terra di poeti, di donne in una terra di femmine, di caldo in una terra di sole. Di bellezza in una terra scura, nera, vecchia come nessuna. Da nord a sud, da sud a nord. Ad ogni ora del giorno. I siciliani si accontentano di poco, di loro stessi. Di vedersi ritratti nella loro quotidiana indolenza, orfani di una matta biografia, ricchi di niente (e giù una valanga di nomi a servizio del popolo). Poi si presentano due giovanotti che si dicono Dioscuri. Sottomessi alla pausetta e al vocabolo in dialetto. Con frasi ingolate e viso abbronzato. Alla fine qualcuno grida: tombola! 

3 commenti:

  1. Bel pezzo. Sì, come due pupi animati però dai fili dell'ego... Ma per niente antichi e ancora meno nobili. Evidentemente, ogni età della bella terra di Sicilia ha i pupi che si merita... Andiamo avanti.

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  2. Pezzo centratissimo. I dioscuri come le volpi di Fedro: Un giorno una volpe affamata passò accanto a una vigna e vide alcuni bellissimi grappoli d'uva che pendevano da un pergolato. - Bella quell'uva! - esclamò la volpe e spiccò un balzo per cercare di afferrarla, ma non riuscì a raggiungerla, perchè era troppo alta. Saltò ancora e poi ancora e più saltava più le veniva fame. Quando si accorse che tutti i suoi sforzi non servivano a nulla disse: - Quell'uva non è ancora matura e acerba non mi piace! - E si allontanò dignitosa, ma con la rabbia nel cuore.
    La favola è scritta per coloro che disprezzano a parole ciò che non possono avere.

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