sabato 16 agosto 2014

Catania: le immagini a palazzo della cultura

Questa la rubo a Charles Bukowski, il poeta del vizio. Catania ispira i sentimenti peggiori. Loro, i catanesi, parlerebbero di abitudine al vulcano, al fuoco, alla lava, ai terremoti, alle inquietudini, alle tremarelle e via delirando. Darebbero la responsabilità alla natura. Ai luoghi. Mai agli uomini.
«chiedete ai pittori da marciapiede di Parigi» scrive il vecchio Hank. Con la “c” minuscola. Uomo senza legge né pudore, ma timidissimo. Incipit della poesia “Essi, tutti lo sanno”. Rilancio il gioco. Chiedete alle panchine del centro storico, chiedete ai falegnami di via tal de’ tali, chiedete agli uomini-lucertola, agli intellettuali ricchi e a quelli poveri, chiedete ai fattorini, chiedete agli attori di teatro e a quelli di strada, chiedete all’intestino pigro, chiedete al mare, chiedete ai migranti e ai paesani, chiedete al sole, chiedete alla gente allegra, chiedete ai cuochi e ai pasticcioni, chiedete agli agrumi e ai camionisti.
«chiedete a qualcuno (uno qualsiasi) di questi o a tutti questi chiedete chiedete chiedete e tutti vi diranno» con gentilezza e onestà la stessa cosa. Androne, Bellini, Brancati, Capuana, Coppola, Cutelli, De Felice, De Roberto, Di Modica, Eredia, Gioeni, Grasso, Greco, Lombardo Radice, Majorana, Martoglio, Mendola, Musco, Pacini, Patti, Rapisardi, Sada, Sangiorgi, San Giuliano, Verga, Villaroel, sceglietene solo uno o magari scegliete altrove, ma togliete le immagini di sant’Agata dall’ingresso di palazzo della cultura.
Patrona della città, come a dire: occhio al vulcano catanesi ma c’è chi pensa a voi. Si festeggia tra mille sorprese: fede versus esibizione; bancarelle coi dolciumi e un’armata di devoti per le vie del centro. Ha dato dei dispiaceri, ragazzi con la tonaca bianca (il sacco) e il cappellino nero mai tornati a casa. Nel cuore della festa le autorità cittadine – laiche e religiose – fanno passerella tra ali di folla. Infallibile prodotto d’esportazione manco fosse il festival di Bayreuth, al più retaggio anticulturale per esibizionisti in azione o compiaciuti parolai. Emblema di un potere inestirpabile che raggruma le ignoranze interclassiste di luoghi maledetti. Borghesi e poveracci uniti dalla religione feticcio, da un untuoso tradizionalismo cieco e arrogante. Catania e la sua cultura, dunque. 

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